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sabato 23 giugno 2018

IL CORPO TI PARLA

Ascoltami,
sono il tuo corpo.
So bene che vorresti che, 
silenziosamente,
rispondessi alle tue richieste,
ma, a volte, non ti muovi verso il benessere
e io te lo ricordo.
Per farlo posso fermarti,
urlare il mio disagio,
ammutinarmi.
Tu ti arrabbi, 
divieni insofferente:
lo so bene e lo comprendo.
Per questo accolgo le tue frustrazioni
e mi faccio carico del tuo dolore.
Ascoltami,
sono il tuo corpo.
Viaggiamo insieme da tempo,
tu ed io,
rappresento il tuo cuore,
non dimenticarmi mai.






giovedì 17 maggio 2018

STARE NEL DOLORE


Quando ci si dispone all'ascolto del proprio corpo in silenzio e senza aspettative, le tensioni latenti si manifestano e la sofferenza della mente trova spazio nella fisicità. Un momento prima il corpo sta bene e quando ci apriamo ad esso mostra segnali precisi.

Impara a stare nel dolore
senza rifiutarlo o fuggirlo.
Impara ad ascoltare il corpo
e la sua sofferenza.
Respira profondamente 
e accogli il sentire,
la fragilità che esso racchiude
è parte di te.
Una parte mai curata ed esplorata,
per paura.
Non aver timore di percepirne la forza,
non aver paura di perdere l'equilibrio illusorio
che hai costruito su fondamenta di sabbia.
Accogli il vuoto che quella parte non integrata ha creato
e poco per volta riempilo di consapevolezza.
La tensione si scioglie
in un cuore che batte in armonia con il corpo.







lunedì 15 gennaio 2018

IL RITMO DEL CORPO AL FESTIVAL DELL'ORIENTE A MILANO

VENERDI' 2 FEBBRAIO 2017

sarò a Milano 

al FESTIVAL DELL'ORIENTE

Alle ore 15,00 - SALA 1 - ho il piacere di presentare una cara amica scrittrice,
che parlerà della sua esperienza con BABA BEDI
con particolare attenzione all'espressione di sè
attraverso la scrittura e l'immaginazione.

Alle ore 16,00 - SALA 1 - sarà Paola ad introdurmi.
Ho scelto di parlare della mia esperienza
in movimento dal "CORAGGIO DI ASCOLTARSI" al "RITMO DEL CORPO"
come via verso la consapevolezza
grazie all'ascolto, all'osservazione e all'apertura di cuore nel vivere la quotidianità.

Per il programma completo delle conferenze


lunedì 30 ottobre 2017

QUANDO IL CORPO BRONTOLA

Quando il corpo brontola, non lo fa mai invano. Ogni malessere ha sempre origine da un disagio più profondo che non ci permette di vivere con serenità. 
Tendiamo spesso ad ignorare i segnali che il corpo ci invia fintanto che non divengono un impedimento evidente a ostacolare la nostra quotidianità. A questo punto possiamo esser certi che il corpo avrà accumulato un numero di disagi proporzionale alla nostra forza di resistenza e quando ci bloccherà, saremo a pezzi (o quasi). Ci ritroveremo così per le mani il famoso corpo cipolla: risolvi un problema e te ne ritrovi subito davanti un altro. Armarsi di sana pazienza senza arrabbiarsi è l'approccio migliore: la nostra resistenza deve trasformarsi in coccole, attenzioni e riposo. D'altro canto, è importante assumersi le proprie responsabilità: il corpo non è un nemico che ci odia nè un robot indistruttibile, ma lo specchio di quello che siamo. E se il corpo non ci piace sono guai, in quanto non si può fuggire da se stessi ed è insano iniziare una battaglia contro se stessi, in quanto il vinto e il vincitore coincidono e siamo solo e sempre noi.
Per la medicina cinese tradizionale il medico non era colui che curava la malattia, ma colui che manteneva in salute il paziente: da questa capacità dipendeva la sua bravura. Abbiamo un po' perso di vista questa prospettiva, ma credo sia importante rivalutarla soprattutto per lo stile di vita ed i ritmi frenetici a cui siamo regolarmente sottoposti. Riposo, esercizio e sana alimentazione raramente sono elementi prioritari nella nostra vita e le conseguenze sono visibili a tutti.
Naturalmente uscire dal conformismo di una vita in corsa richiede disciplina e sacrificio, ma è sempre possibile farlo. Determinante risulta il volerlo fare. 
Nel volume IL RITMO DEL CORPO ho cercato di proporre una possibilità di trasformazione che non richiedesse uno sforzo inadatto alla quotidianità (si tratta di dedicare anche solo 10 minuti o una mezz'oretta al giorno alla pratica), ma che risultasse efficace nel riportare l'attenzione al corpo e ai suoi bisogni grazie all'ascolto e alla consapevolezza.
Non si conquistano le vette correndo in discesa, a volte è bene ricordarlo.





martedì 17 ottobre 2017

CHI SONO? COSA SONO?

“Fama o persona, quale ti è più cara?
Persona o beni, cosa conta di più?
Ottenere o perdere, cos’è una disgrazia più grande?
L’eccessiva avarizia porta a grandi sprechi,
l’eccessiva accumulazione porta a grandi perdite.
Riconosci la sufficienza: nessuna vergogna.
Riconosci quando fermarti: nessun pericolo.
Così puoi durare a lungo.
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini 




Quando si approfondisce il lavoro su di sé, è quasi impossibile non porsi la domanda: “Chi sono?” e realizzare quanto sia difficile rispondervi. L’azione esteriore assorbe la quasi totalità dell’energia a nostra disposizione tanto che rischiamo di identificarci con essa, perdendo il contatto tra mente e corpo e comportandoci per la maggior parte del tempo in modo automatico. La mente è iperattiva e il corpo subisce passivamente le sue direttive. L’attenzione è completamente focalizzata all’esterno: sul risultato, sul mantenimento di un’immagine o di un ruolo, sull’altra domanda che ci caratterizza: “Cosa sono?”.
La mancata identificazione tra “Chi sono” e “Cosa sono” genera lo spazio per la formazione dell’ego e delle tante tensioni a cui sottoponiamo il corpo per soddisfare le sue infinite pretese. Per stare bene è importante accogliere la propria natura nella sua totalità di materia e spirito, ed il corpo si rivela in questo lavoro un valido aiuto. Studiare e ascoltare la fisicità significa aprirsi alla comprensione del cuore, che attraverso il corpo si manifesta. Questo passaggio stimola una consapevolezza profonda della disarmonia esistente tra “chi sono” e “cosa sono” in quanto la presenza di stati di disagio, che emerge da un ascolto consapevole, illumina la discrepanza tra lo stato fisico e uno stato mentale che spesso tende ad ignorare il malessere a favore del soddisfacimento di desideri e obiettivi materiali considerati prioritari. Questa reiterata tendenza a trascurare i segnali del corpo ci ha resi, gradatamente, insensibili ad essi, allontanandoci, inevitabilmente, dalla nostra essenza. Il ritmo frenetico che scandisce le nostre vite ne è un esempio eclatante: difficilmente siamo in sintonia con il ritmo della natura dettato dall’alternarsi di luce e buio e delle stagioni. All’attività segue raramente un adeguato riposo, l’alimentazione è spesso disordinata e il lavoro si svolge uniformemente durante l’arco dell’anno, senza prestare particolare attenzione alle condizioni climatiche e ai conseguenti cambiamenti del corpo. Il malessere generalizzato che caratterizza la civiltà attuale è la manifestazione tangibile del profondo smarrimento che coinvolge l’uomo a causa di questo atteggiamento.
Gli antichi testi cinesi insegnavano come prendersi cura di sé, nutrendo il corpo e ritirandosi nell’assenza di pensieri per alimentare il cuore e la naturale spontaneità di adattamento al movimento della vita. Il ritorno all’ascolto del proprio corpo diviene, quindi, la strada diretta e più semplice per arrivare al cuore e tornare a vedere le cose così come sono, nella loro infinita rete di relazioni e movimento, dove il cambiamento non è più fonte di instabilità, ma il semplice fluire della vita. 
"IL RITMO DEL CORPO Muoversi con consapevolezza" apre le porte all'ascolto del corpo e alla via del cuore, per imparare a conoscersi ed amarsi.




mercoledì 4 ottobre 2017

GLI INCROCI E LE SCELTE

Spesso nella vita ci troviamo di fronte a degli snodi importanti, a degli incroci, a dei percorsi da intraprendere o da abbandonare, a delle scelte da compiere. 
Spesso, in quei momenti, ci assalgono molti dubbi e cerchiamo di vagliare le possibilità soppesandole razionalmente: questo approccio tende ad incrementare la nostra confusione.
Il corpo può essere un importante alleato nel fare chiarezza in quanto ci rimanda la decisione migliore per il nostro benessere, al di là di quello che la mente ritiene essere di maggior beneficio per noi (desideri e aspettative giocano un ruolo importante per la mente).
Proviamo quindi a visualizzarci di fronte ad un incrocio dal quale si diramano le varie vie che potremmo percorrere. Rilassiamo il corpo attraverso il respiro, sciogliamo le tensioni e prendiamo consapevolezza del nostro stato. Quindi, immaginiamo di intraprendere una via e ritorniamo all'ascolto del corpo prendendo nota dei suoi cambiamenti (tensioni, rigidità, dolore, debolezza, scioltezza, espansione...): ogni segnale è fondamentale alla comprensione. Ritroviamo il rilassamento iniziale e ripetiamo l'esperienza immaginando di percorrere un'altra via e come prima diveniamo consapevoli dei segnali del nostro corpo.
Il corpo cambia naturalmente di fronte a scelte diverse. 
Quando stiamo male nel corpo, ci sentiamo a disagio e tendiamo a chiuderci. Quando stiamo bene nel corpo, ci sentiamo a nostro agio e possiamo aprirci all'esperienza con fiducia e serenità.
Le risposte del nostro corpo non sempre ci piacciono e spesso le ignoriamo. 
Le risposte del nostro corpo non mentono e forse per questo sono così faticose da digerire.


Vignetta di Massimo Cavezzali


venerdì 12 maggio 2017

LA PAURA

La paura.
La senti scivolare dentro il tuo corpo
e gradatamente prenderne possesso.
Senti arrivare una strana agitazione
che tende i muscoli e le membra.
Percepisci un'inquietudine generalizzata
che si acuisce con l'immobilità che il corpo sembra importi.
Ti senti diviso a metà.
Da una parte la voglia di fuggire
dall'altra la curiosità ferma di osservare
e la tempesta dentro.
Nulla si impone.
Solo la tempesta sembra agire indisturbata
nel mare mosso dei pensieri.
Il corpo è la tua zattera di salvataggio.
Accogline la rigidità, il batticuore, il respiro contratto.
Sprofonda in essi con la tua attenzione.
Poco per volta il respiro si allunga,
il cuore si calma
e la tensione si alleggerisce.
E' solo paura.
L'irrazionale paura dei pensieri che allagano il sentire
e lo travolgono di emozioni ed aspettative,
portando a galla le tue più intime debolezze.
E' solo paura.
Paura di vivere il presente
e accorgerti che nulla è più forte di te
che nessun ostacolo è al di là delle tue capacità di trascenderlo.
E' solo paura.
Paura di sentire che ti stai allontanando da te stesso, 
dal tuo destino,
dalla tua vita.




martedì 9 maggio 2017

LA PRATICA CORPOREA

Spesso quando ci avviciniamo ad una pratica corporea la nostra attenzione è sempre volta a fare qualcosa.  Si vorrebbe imparare le posizioni, perfezionarle, eliminare le tensioni, respirare profondamente, muoversi in modo sciolto ... insomma si pensa molto e si ascolta poco.
Si dirige il corpo considerandolo un mezzo atto a farci fare esercizio e bella figura. Non vi è apertura e disponibilità al sentire per la tensione che ci induce a corrispondere a ciò che pensiamo sia giusto fare o debba essere fatto. 
Il lavoro consapevole  nasce dal riconoscimento di questa tensione e di quanto sia limitante.
Non sono i limiti corporei ad ostacolarci nella pratica, ma i limiti che noi stessi creiamo resistendo al dispiegarsi dell'ascolto. E' necessaria una profonda maturazione per essere presenti alla pratica.
Fino a quando si pensa di aver bisogno di fare qualcosa c'è conflitto. La mente costruisce progetti continuamente, allontanandoci da uno stato di presenza per immergerci in uno stato immaginario in cui il soddisfacimento di un bisogno ne stimola immediatamente un altro e poi un altro ancora. E' molto stancante. 
L'intento principale del volume IL RITMO DEL CORPO  è aprirsi all'ascolto del corpo attraverso la pratica.  Il viaggio alla riscoperta di se stessi nasce dall'osservazione delle posture e dei movimenti che ci rappresentano, dalla percezione delle tensioni, delle rigidità e dei blocchi che ci immobilizzano, dal riconoscimento dell'impatto della mente nel nostro quotidiano. 

domenica 12 marzo 2017

ESPERIENZA

Si può condividere solo ciò che si sperimenta in se stessi.
Dopo aver vissuto personalmente un'esperienza ne conosco i limiti, le difficoltà, le potenzialità, i rischi, le illusioni mentali, le percezioni corporee e il loro significato nell'ambito di un lavoro consapevole e, quindi, ho sviluppato l'empatia necessaria alla condivisione.
La condivisione deve basarsi sulla semplicità, sulla consapevolezza e sull'umiltà per poter essere costruttiva per entrambe le parti: chi condivide impara tanto quanto l'altro in un percorso comune e questo non deve mai essere dimenticato. Donando si riceve.
La stesura de "IL RITMO DEL CORPO" si è basata su questi presupposti, offrendo al lettore gli strumenti per fare esperienza.
Spesso in presentazione mi viene richiesto come sia possibile affrontare un percorso di qi gong daoyin da soli senza il supporto di un insegnante.
IL RITMO DEL CORPO non rappresenta un corso di qi gong daoyin tradizionale, ma trae spunto da questa pratica orientale per proporre un movimento consapevole che supporti il contatto con il proprio corpo e ne favorisca la conoscenza.
E' impossibile ascoltare e sentire nello stesso tempo e per questa semplice motivazione un corso di qi gong daoyin tradizionale rappresenta un insegnamento in cui l'insieme dei partecipanti è accompagnato dallo stesso flusso di energia: il seguire il proprio ritmo individuale non è possibile in quanto creerebbe separazione. Nell'ambito di un corso di qi gong daoyin si ascoltano le indicazioni del Maestro e si segue ciò che è evidente, ciò che viene detto: il sentire individuale è silente in quanto la concentrazione è volta all'esterno.
L'essenziale può essere sperimentato solo nell'intimità di un lavoro personale che sviluppi la propria visione dell'esercizio e la metta in pratica attraverso il sentire. 
Questo approccio evidenzia un'altra domanda che mi viene spesso rivolta in presentazione: "Come posso vedere e correggere i miei errori se sono solo?"
Se partiamo dal presupposto che l'esperienza è sempre fonte di insegnamento, non vi è nulla da  accettare o rifiutare, come non vi è alcun obiettivo da raggiungere. L'esperienza stessa è il viaggio e, nell'ascolto del proprio corpo, il sentire diventa guida. Più entriamo in armonia con noi stessi ed il movimento del corpo trova un ritmo a lui congeniale, più l'esperienza sarà fonte di benessere e gioia.
Spesso affrontiamo le esperienze diretti dalla memoria o da concetti, conoscenze, indicazioni: questo ci rende ingombranti e inconsapevoli.
La via proposta dal IL RITMO DEL CORPO è una via di cui non sapete nulla affinchè l'unico funzionamento possibile sia restare aperti e disponibili all'esperienza. Proprio in questa apertura, la conoscenza appresa lascia spazio ad una sensibilità più profonda che ci corrisponda intimamente e ci guidi nel lavoro.
Un lavoro che parte dalla nostra interiorità e non dall'esterno, inizialmente può spaventare e farci sentire persi. Se questo accade, diviene quanto mai importante ritrovarsi.
Il corpo è lo strumento ideale in grado di accompagnarci nel meraviglioso viaggio alla scoperta di noi stessi.


sabato 4 febbraio 2017

LA DEPRESSIONE


IL CONCETTO DI RISPOSTA DEPRESSIVA 
E' CONNESSO ALLA MANCANZA DI SPERANZA DI FRONTE AL DOLORE?




Nel corso della nostra esistenza ci troviamo spesso di fronte al dolore e ad ostacoli da superare, ma non sempre si attiva una risposta depressiva in quanto il nostro corpo ha riserve energetiche sufficienti a farvi fronte. 
Il corpo, quando siamo capaci di ascoltarlo, invia continuamente segnali forti e chiari a manifestare il suo livello energetico e il suo stato di benessere o malessere. Purtroppo, sovente questi segnali vengono trascurati e considerati non prioritari rispetto ai comandi che la mente cataloga come inderogabili (lavoro, ruolo, immagine...). Questo atteggiamento crea una barriera che gradatamente congela le sensazioni fisiche fino ad annullarne la percezione. Per questo motivo i disagi trascurati per mesi divengono parte del nostro pacchetto "corpo" senza che ce ne rendiamo conto e si aggravano con il tempo fino a fermarci. Uno stop forzato di questo genere ci pone  inevitabilmente a confronto con l'assenza di energia psico-fisica che ci caratterizza. A questo punto, l'impatto con il dolore o l'ostacolo di turno si trasforma in un evento vissuto in modo altamente soggettivo e prevaricante. Il corpo non può supportare adeguatamente l'azione e permette alla mente di prendere il comando con pensieri di impotenza e autosvalutazione che creano alternativamente ansia e tristezza.
Imparare a conoscere e ad ascoltare il proprio corpo ed i suoi segnali acquisisce, quindi, un grande valore, soprattutto considerando i ritmi frenetici della quotidianità a cui siamo abituati e che spesso non tengono conto delle naturali necessità fisiologiche (come un adeguato riposo, ad esempio). 
La sempre più diffusa incapacità a "staccare la spina" è già una conferma di quanto si stia gradualmente perdendo il contatto con il proprio corpo.
Lavorando con i gruppi di qi gong daoyin e di meditazione ho potuto verificare sul campo quanto fosse carente il legame con il proprio corpo.  Il volume IL RITMO DEL CORPO è nato da questa presa di coscienza: il suo intento è, infatti, quello di proporre una pratica che stimoli la conoscenza e l'ascolto del corpo  attraverso il movimento consapevole.

www.ildiamantearcobaleno.com



lunedì 9 gennaio 2017

IRREQUIETEZZA

Ascolto il battito del mio cuore:
è più veloce del solito. 
Mi accorgo che il respiro
sembra non aver la forza di espandersi pienamente.
Forzo la respirazione 
allargando le spalle e raddrizzando la schiena: 
nel movimento realizzo la mia chiusura.
Qualcosa mi agita,
ma non riesco a focalizzare le ragioni del turbamento.
Vivo il mio corpo,
la sua irrequietezza:
mi immergo in essa 
e la mia mente vorrebbe comprendere
o fuggire lontano.
Respiro profondamente e
sento una barriera a bloccare l'espansione
e a frenare la contrazione.
Il respiro vorrebbe farsi corto e superficiale
ad accompagnare il cuore nella sua corsa
mentre la mente danza frenetica occupando lo spazio.
Consapevolezza.
Vedo, sento, ascolto, percepisco, vivo.
Qualcosa mi agita,
ma non riesco a focalizzare le ragioni del turbamento.
Lo accolgo senza identificarmi con esso.
Verrà il tempo della chiarezza.






mercoledì 4 gennaio 2017

IL RESPIRO DELL'INVERNO

Cammino per i campi sulla brina gelata.
L'aria frizzante risveglia il viso a nuove sensazioni.
Il corpo ritrova nel movimento il suo calore.
Il paesaggio sembra fisso, dormiente, in attesa
e invita all'introspezione.
Ascolto il respiro:
 il mio contatto con l'esterno.
Come mi fa sentire?
So aprirmi al gelo dell'inverno?
Restituisco con generosità il mio calore all'esterno?
Ascolto il respiro:
il mio contatto con l'interno.
Come mi fa sentire?
 Come vive il mio cuore l'immobilità e il gelo?
Riesce il suo battito a espandersi?






sabato 31 dicembre 2016

CHE IL 2017 PORTI ...

A tutti quelli che continuano a camminare nonostante le difficoltà 
e a tutti quelli che si sono persi per strada,
a tutti quelli che hanno scelto di cambiare se stessi 
e a tutti quelli che vogliono cambiare gli altri
a tutti quelli che pensano quello che fanno e dicono quello che pensano
e a tutti gli altri
a tutti quelli che amano 
e a tutti quelli che pensano di amare
 a tutti quelli che si accontentano di quello che hanno 
e a tutti quelli che niente è mai abbastanza
 a tutti quelli che vivono il presente 
a tutti quelli che ripetono il passato o programmano il futuro
a tutti quelli che la trasformazione è crescita 
e a tutti quelli che preferiscono l'immobilità
a tutti quelli che hanno il coraggio di cambiare
e a tutti quelli che hanno paura a farlo
a tutti quelli che sanno vedere
a tutti quelli che vedono solo se stessi
 a tutti quelli che sono capaci di tornare bambini  
e a tutti quelli che sono troppo seri per farlo 
a tutti quelli che amano gli animali 
e a tutti quelli che non sanno cosa si perdono
a tutti quelli che stanno bene nella natura 
e a tutti quelli che senza centri commerciali non respirano
a tutti quelli che alla tristezza segue la gioia 
e a tutti quelli che è solo e sempre buio
a tutti quelli che sanno scegliere 
e a tutti quelli che non sanno più farlo
a tutti quelli che volano con la fantasia  
e a tutti quelli che uno più uno può solo far due
a tutti quelli che hanno il coraggio di ascoltarsi e di guardare alle cose cambiando prospettiva
 a tutti quelli che ci stanno provando o ci proveranno
e a tutti quelli che non hanno la forza per farlo

che il 2017

porti terra ove mettere radici,
 acqua per dissetarsi,
fuoco per scaldarsi,
 aria per respirare,
e tanta Luce nel cuore!

Donatella


venerdì 30 dicembre 2016

LA PESANTEZZA DEL CORPO

Il Natale porta con sè la gioia del ritrovarsi insieme e della condivisione. Esso è occasione di lunghi e luculliani pasti dai quali si riemerge appesantiti. Ci si muove poco e si mangia e si beve più del solito, tanto che spesso si salta il pasto successivo per compensazione.
Il corpo risente del cambiamento di ritmo e si ritrova a fare i conti con un'alimentazione eccessiva. Senso di pesantezza, spossatezza, mal di testa, nausee, acidità di stomaco, gambe gonfie e lombalgie, spesso accompagnano il post baldoria.
Ci si sente come palloncini gonfi che stentano a decollare. E osservando svanire il piacere goduto della buona tavola, ci si ritrova a fare i conti con i chili guadagnati e con la stanchezza.
L'appesantimento del corpo non stimola il movimento e si finisce piallati sul divano a spilluzzicare i cioccolatini avanzati per non pensarci.
E poco per volta non ci piacciamo più. Fatichiamo a rilassarci veramente e dormiamo male. E questo corpo sempre più tondetto si trasforma in un'ancora che ci trasciniamo dietro a fatica, tanto da convincerci a iniziare, con le migliori intenzioni, la dieta del salta i pasti o rendili invisibili e insapori il più possibile.
Scivoliamo da un estremo all'altro. O troppo o troppo poco. Ci siamo persi la via di mezzo.
Respiriamo profondamente e ritroviamo nel corpo un alleato: portiamolo a passeggio e pratichiamo i 5 esercizi de IL RITMO DEL CORPO invece di costringerlo all'immobilità;  non puniamolo con diete ferree, ma ritroviamo ritmo ed equilibrio anche nell'alimentazione. 
L'umore è pessimo? Portiamo pazienza, perdoniamoci le trasgressioni (tanto quello che si è mangiato non evapora) e coccoliamoci nel tondo è bello finchè dura. In fondo un lato postivo ci sarà ... in effetti, si rotola meglio ;-)


giovedì 22 dicembre 2016

LA STANCHEZZA NEL CORPO

Ci sono periodi in cui si tende a ricercare la leggerezza di attività che richiedono poca concentrazione: sono i periodi in cui si ha voglia di fare poco o niente in quanto ci si sente demotivati e scarichi.
L'immobilità di questi periodi può apparire come un blocco e creare tensione e preoccupazione in noi. Accogliere la staticità ci porta a fare i conti con la nostra mancanza di energie e non ci piace affatto.
Assuefatti all'idea che la produttività sia vita, il riposo forzato a cui ci costringe il corpo ci appare quasi sempre come una perdita di tempo prezioso.
Ho imparato con il tempo a riconoscere questi periodi e a farne tesoro. 
Quando affrontiamo periodi faticosi, di scelta e di dolore, richiediamo al nostro corpo moltissima energia e quando ne usciamo ci troviamo inevitabilmente a fare i conti con la stanchezza e la spossatezza che ne derivano. 
Il corpo, saggiamente, ci rimanda la necessità del riposo per potersi ricaricare e poter allo stesso tempo interiorizzare le esperienze fatte.
Quando focalizziamo le nostre energie all'esterno, il lavoro interiore è ridotto; al contrario, quando il nostro corpo ci induce al riposo, il lavoro interiore è intenso. Il cambio di rotta, esterno/interno, solitamemnte genera una grande confusione profondamente terapeutica. Se noi sapessimo chiaramente cosa fare e dove andare, molto probabilmente, trascureremmo i segnali del corpo e continueremmo a dirigere l'attenzione all'esterno evitando l'elaborazione dei passaggi fatti.
La confusione e il senso di smarrimento ci portano invece a stare fermi per favorire il passaggio di interiorizzazione. All'inizio le nostre resistenze al processo saranno intense e si manifesteranno come disagio fisico: mal di schiena, rigidità, tensione, mal di testa, difficoltà di digestione ...
Con la nostra resa, il corpo si rilasserà nel dolce far niente. 
Pazienza e accettazione porteranno con sè chiarezza e forza per prepararci ad affrontare una nuova avventura.




sabato 10 dicembre 2016

AGGRESSIVITA'

Estratto da "La voce del corpo di Lowen ":

L'aggressività, nell'adulto, è direttamente connessa con la funzione delle gambe poichè ci fanno muovere verso le cose che desideriamo. Se la motilità delle gambe di una persona è diminuita, la sua aggressività è ridotta. Potrà compensare questa mancanza con una iperaggressività nella parte superiore del corpo: incapace di muoversi efficacemente, userà la voce (gridando o urlando) per ottenere ciò che vuole. Questo comportamento, regressivo fino a un livello infantile, può ingannare solo le persone incapaci di distinguere la pseudoaggressività, che è compensatoria, dalla vera aggressività. La differenza consiste nel fatto che l'aggressività naturale scorre in modo armonioso e facilmente, mentre le azioni pseudoaggressive sono rigide e forzate.



Come sempre Lowen offre interessanti spunti di riflessione. Se ci guardiamo intorno con attenzione, possiamo notare facilmente quanto l'attitudine a muovere la parte superiore del corpo e la lingua in particolare (!) sia diffusa. 
Quando l'aggressività è vissuta in modo naturale, essa scorre, si attenua e si scioglie attraverso il movimento del corpo 
L'aggressività trattenuta o rifiutata si trasforma, al contrario, in blocco e rigidità scatenando comportamenti compensatori tesi a mitigare il disagio (qualche urlo, una presa di posizione particolarmente ostinata ...). 
Lowen ci ricorda che le gambe ci fanno muovere verso le cose che desideriamo (personalmente preferisco scrivere che le gambe ci permettono di muoverci nella direzione che sentiamo appartenerci) : se sono bloccate e picchettate non solo l'aggressività sarà ridotta, ma tutta la nostra esistenza ne subirà gli effetti.
L'osservazione e l'ascolto del corpo risultano, una volta ancora, strumenti importanti per conoscersi e crescere.

giovedì 10 marzo 2016

SEGUIRE IL RITMO DEL CORPO

Una volta Mulla Nasrudin se ne andava sul suo asino chissà dove, e di gran fretta. 
Attraversò il mercato. 
E la gente gli chiese. "Nasrudin, dove vai così di corsa?". 
E lui rispose: "Chiedetelo all'asino. Ho imparato che è inutile lottare.
Se voglio andare in un'altra direzione, lui si intestardisce.
Ma un asino può essere perdonato - io sono un uomo comprensivo.
Se lui non può andare dove voglio io, io posso andare dove vuole lui: quindi, chiedetelo all'asino!"
....
Il vostro corpo è l'asino.
Chiedete al corpo , fluite con lui, e arriverete a destinazione;
non lottate col corpo.
Il corpo è solo un simbolo: il mondo è il vostro corpo.
Non lottate con lui. Fluite.

Osho