martedì 21 giugno 2022

IL SILENZIO DEL PASSO AVANTI

C'è uno strano silenzio che avvolge il passo avanti di una scelta. Inizia con l'intenzione del movimento per poi dispiegarsi nel volo aereo del piede destro e concretizzarsi nel suo appoggio a terra. In una magica sospensione temporale. Si è consapevoli del punto di partenza, ma solo la fiducia sostiene la realizzazione del passo. Si conosce ciò che si lascia, ma non ciò che ci aspetta.  Il movimento è diretto da una presa di coscienza chiara della sua inevitabilità. L'appoggio consueto diviene scomodo al punto da muovere l'energia in avanti verso un nuovo naturale punto d'appoggio. La mancanza di equilibrio che scandisce il movimento può essere destabilizzante in quanto evidenzia resistenze e aspettative. Ecco che nel compiere il passo si è sbilanciati all'indietro (la paura del lasciar andare) o in avanti (la meta non è il viaggio). Raramente viviamo consapevolmente il nostro disequilibrio, concentrati come siamo nel raggiungimento della stabilità. E quando il piede destro trova il suo appoggio siamo nel presente: sospesi tra passato e futuro.  Raramente ci accontentiamo di assaporare il momento, vogliamo di più. 
Avete mai provato la meditazione camminata? Portare l'attenzione all'atto del camminare accresce la consapevolezza del nostro "qui e ora" fotografando le nostre fragilità, le nostre emozioni, le nostre paure, ma anche la nostra capacità di farvi fronte. Rallentare il movimento evidenzia disarmonie e instabilità e ci induce a ricercare l'equilibrio del corpo calmando la mente.
Il silenzio del passo avanti accoglie la nostra presenza.



domenica 3 aprile 2022

LAVORARE CON LA SIMMETRIA

Termini come centratura e presenza sono comuni quando si parla di consapevolezza. Se li rapportiamo al corpo perdono la loro dimensione astratta per acquisirne una più concreta e di facile comprensione: siamo centrati quando non abbiamo difficoltà ad assumere e mantenere una postura statica  in equilibrio, quando non facciamo fatica a muoverci al rallentatore e simmetricamente mantenendo una respirazione profonda e siamo presenti quando siamo consapevoli della posizione del nostro corpo e ne avvertiamo le disarmonie.
Potete sperimentare quanto ho scritto osservando allo specchio il vostro corpo in posizione eretta a piedi allineati e uniti e con le braccia distese lungo il corpo. Questa richiesta così semplice potrebbe fin da subito mettervi in difficoltà perché presuppone un buon bilanciamento del peso e uno scarico del baricentro corporeo tra i due piedi. Se non vi sentite sicuri o vi sentite oscillare allargate lo spazio tra i piedi quel tanto che basta a donarvi stabilità avendo cura di mantenerli allineati e dritti (occhio alle punte che svirgolano). Quando vi sentite a vostro agio osservatevi.
Le vostre spalle sono alla stessa altezza? I piedi sono allineati tra loro e puntano in avanti allo stesso modo? La distanza dal centro ipotetico determinato dallo scarico del vostro baricentro è uguale nel caso abbiate distanziato i piedi? I piedi appoggiano bene e completamente in tutte le loro parti o percepite maggior peso sui talloni o sulle punte? Le braccia scivolano spontaneamente lungo il corpo  e sono allineate con il busto? Il capo è centrato rispetto al corpo o leggermente inclinato da una parte o flesso in avanti? 
Questo primo passaggio è solo un accenno del lavoro che può essere fatto con il corpo.
Per stare in equilibrio abbiamo bisogno di un buon radicamento e un buon radicamento è dato dall'equa distribuzione del peso corporeo sui due piedi. Solo un appoggio sicuro dona centratura e stabilità.
I movimenti evidenzieranno ancor meglio i nostri sbilanciamenti soprattutto se eseguiti in modo simmetrico e ci doneranno la possibilità di lavorare concretamente sul piano fisico per migliorare il nostro equilibrio.
Gli esercizi del "Ritmo del Corpo" rappresentano una buona palestra di consapevolezza per chi desidera mettersi in gioco e conoscersi meglio.

Ps: avete fatto caso al respiro durante l'esercizio? 😜








martedì 22 marzo 2022

L' UNICITÁ DEL CORPO

 L'unicità del corpo ci contraddistingue e ci differenzia dagli altri. 
Il nostro corpo parla di noi: lo sguardo svela i nostri sentimenti, i movimenti evidenziano la nostra spontaneità o la nostra propensione al controllo, le posture descrivono il nostro modo di stare al mondo. 
Il corpo ha una propria intrinseca armonia e simmetria. Come scegliamo di vivere il nostro corpo dipende da noi. Ogni particolare della nostra fisicità racconta qualcosa della nostra vita. Ogni gesto, consapevole o inconsapevole che sia, ci rappresenta e definisce le nostre relazioni con gli altri.
La comunicazione del corpo è senza filtri: non possiamo controllarla completamente. Così il nostro corpo manifesta le nostre barriere, gli eccessi, i vuoti, le emozioni, i disequilibri.
Il lavoro sul corpo, essendo visibile e di immediato riscontro, è, quindi, una via più semplice verso la consapevolezza. Al cambiamento esteriore corrisponde sempre un cambiamento interiore proprio per le ragioni espresse precedentemente. Cambiare abitudini e automatismi fisici richiede tempo, pazienza, disciplina e applicazione costante in quanto modella al contempo la nostra interiorità insegnandoci l'accettazione e la compassione. 
In questo periodo così sfidante e impegnativo dal punto di vista mentale, il lavoro sul corpo e con il corpo può aiutarci a cogliere più chiaramente i segnali di disagio, offrendoci la possibilità di sperimentare e trovare nuovi equilibri a seguito dei continui cambiamenti.
Per lavorare sull'equilibrio uno specchio può rivelarsi molto utile per evidenziare la nostra scarsa sensibilità e attitudine all'ascolto. Quando il nostro movimento e le nostre posture sono dirette da automatismi l'osservazione può rivelarsi un valido supporto per aiutarci a rendercene conto. Affinando consapevolezza e contatto con il corpo la pratica si approfondisce ed evolve.
Per questo ribadisco quanto espresso nel post di ieri:  CHE FATICA! 
Provate a praticare la prima posizione descritta ne IL RITMO DEL CORPO e testate voi stessi come state vivendo la situazione attuale. Rimango a disposizione per ulteriori indicazioni e  chiarimenti.



Foto di Marcus Aurelius da Pexels


 

martedì 8 febbraio 2022

SCOPRIRSI FRAGILE

 Qualche mese fa ho scoperto che non ero fatta tutta d'un pezzo. Quel pezzo resistente, dinamico e indipendente aveva una falla nel sistema che richiedeva la mia attenzione. A dirla tutta, ero consapevole della falla da una decina d'anni e ci stavo lavorando interiormente, ma sentivo che il processo di guarigione sarebbe dovuto approdare nel corpo fisico per completarsi.
Così, per caso, grazie al vaccino, ho scoperto un buco nella parete atriale del cuore che fino ad allora era stato asintomatico: era pericoloso e doveva essere chiuso. 
La guarigione si era spostata nel piano fisico e dovevano essere reimpostate le memorie cellulari; questa consapevolezza mi confermò di aver lavorato bene e mi diede coraggio e forza interiore per affrontare l'esperienza. 
Ero pronta a rinascere. 
Sono stati mesi intensi di meditazione, di accettazione e di trasformazione. 
Scoprirsi fragile cambia tutti gli schemi di pensiero. 
Di punto in bianco avevo bisogno di aiuto. Ero dipendente da altri. 
L'energia doveva cambiare verso: dal donare al ricevere. 
Il mio corpo necessitava di cure e attenzioni che trascendevano le mie possibilità di essere autonoma. 
Ho fatto i conti con la frustrazione, i sensi di colpa e la rabbia. A sostenermi la consapevolezza che l'accettazione della mia fragilità era un passaggio necessario per crescere.
Ho imparato la compassione, la pazienza, a stare nel presente, ad affidarmi e ho sperimentato la libertà di essere totale (sembra contraddittorio, ma non lo è affatto).
Grazie ad una profonda presa di coscienza ho ribaltato la mia vita per l'ennesima volta. "Il Coraggio di Ascoltarsi" ha segnato la via, come sempre.
Ho chiuso l'attività agricola e ho terminato gli esami del corso universitario di Scienze e Tecniche Psicologiche: nel giro di qualche mese seguirà la laurea e sarò pronta, con la concomitante fine della convalescenza post operatoria,  a sperimentare orizzonti inesplorati. 
Non ho mai rifiutato o evitato le difficoltà: ne ho sempre fatto un punto di partenza per nuovi viaggi.
Scoprirmi fragile mi ha donato completezza e libertà. 
Questi mesi sono stati faticosi, densi di impedimenti e coincidenze, dolore fisico e intuizioni. 
La vita mi ha insegnato tantissimo. Ad uno sguardo superficiale si potrebbe definire un brutto periodo, ma per me è stato una fonte inesauribile di risorse al quale sono profondamente grata.








lunedì 10 gennaio 2022

ESSERE INTEGRI

 Essere integri è una scelta consapevole che nasce dall'amore. 
Amore per la propria umanità e per la propria trascendenza.
Un cuore di carne e il suo battito.
I polmoni e il loro respiro.
Siamo totali quando siamo entrambe le cose e al di là di entrambe.
Siamo integri quando accogliamo lo scorrere della vita in noi,
consapevoli di chi siamo e della Terra a cui apparteniamo.

Quante volte lo abbiamo dimenticato?
Quante volte siamo naufragati nelle contraddizioni della parzialità?
Quante volte abbiamo detestato o bistrattato il nostro corpo?
Quante volte abbiamo trattenuto il respiro?
Quante volte abbiamo dato per scontato il battito del nostro cuore?

Essere integri è una scelta consapevole che nasce dall'amore.



domenica 9 gennaio 2022

L'INCONTRO CON LE DIFFICOLTA'

 L'incontro con le difficoltà ci destabilizza e il nostro approccio di fronte ad esse può fare la differenza.
La perdita di equilibrio può indurci a cercare di ristabilire la situazione precedente resistendo alle difficoltà oppure può congelarci nello stallo generato dall'assenza di scelta. In entrambi i casi disperderemo molte delle nostre energie.
Al contrario, se investiamo nella trasformazione e ci adattiamo alle difficoltà ritroveremo un nuovo equilibrio. Spesso a frenare questa scelta è l'illusorio tentativo di riuscire a ricreare lo stato di cose a cui eravamo abituati. Il lasciar andare ciò che è stato in favore di ciò che non si conosce è fondamentale per il nostro benessere psicofisico. 
La vita attraversa continuamente passaggi di morte e rinascita per potersi dispiegare. Il rimanere agganciati all'idea illusoria di poter controllare la vita è la zavorra peggiore che possiamo scegliere di portarci appresso.


giovedì 25 novembre 2021

FERITE DI LUNGO CORSO

 Le ferite di lungo corso sono le cicatrici che rimangono incollate al nostro corpo.
Esse hanno smesso di sanguinare o di infettarsi, ma permangono silenti a segnare il nostro percorso.
I corpi maschili hanno ferite di guerra,
i corpi femminili portano con sé ferite d'amore.
I corpi maschili hanno combattuto attivamente contro altri uomini,
i corpi femminili hanno subito passivamente gli amori malati del maschile.
Alla base di entrambe le ferite: il potere.
Un potere che sfocia nella bramosia di un'illusione: il controllo.
Un controllo che annulla la responsabilità e la disperde nel pensiero delirante dell'io.

Ognuno di noi porta con sé cicatrici profonde.
Ferite dolorose, taciute o messe a tacere.
Il nostro corpo lo sa e le ricorda.
Ogni giorno quando ci alziamo dal letto, 
quando muoviamo i nostri passi e quando ci relazioniamo con gli altri,
quelle cicatrici sono parte di noi e segnano schemi, parole e pensieri.
Le memorie cellulari permangono e controllano il nostro agire.
Il processo di guarigione deve attraversare il corpo
per potersi manifestare.

Con la consapevolezza torniamo ad ascoltare il corpo 
e a rivivere quelle ferite con il distacco donatoci dal tempo.
Con amore accogliamo l'urlo di dolore del nostro corpo
e cerchiamo di lenirlo prendendocene cura.
Tocca a noi farlo
se vogliamo guarire noi stessi e la realtà di cui siamo parte.
Solo riponendo nel fodero la spada che ci ha lacerato la carne
possiamo incamminarci liberi verso sentieri inesplorati.