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domenica 17 luglio 2022

CAMBI DI PROSPETTIVA

 Il pensiero tende ad essere univoco. Questa caratteristica lo rende rigido e schematico. Per questo è importante esserne consapevoli. Quando affrontiamo un problema è utile scandagliarlo osservandolo da diverse prospettive. Se tendiamo a fossilizzarci sul pensiero, la prospettiva attraverso la quale lo osserviamo sarà dettata dagli schemi dell'abitudine. Proviamo allora a vivere il problema con il corpo ascoltando percezioni, sensazioni e disagi da esso generati. Il sentire potrà offrirci indicazioni importanti e svelarci molto sul nostro approccio allo stesso. Le emozioni che si celano a monte del nostro sentire emergeranno offrendoci nuove consapevolezze. Per questo è importante adottare questo passaggio e vagliare le paure e  le fragilità che dirigono i nostri pensieri indirizzandoli a ripetere schemi precostituiti. Il pensiero non basta. E' necessario sentire ed esplorare il sentire.
Per esemplificare quanto sopra faccio riferimento al libro "Leila una storia come tante". Ho riflettuto molto su come proporre dei cambi prospettiva utilizzando le parole per trasformare "Il coraggio di ascoltarsi" in una storia che potesse specchiare la nostra quotidianità.
I diversi personaggi della storia di Leila riflettono, osservano, agiscono e reagiscono in modo unico agli eventi e ognuno di loro può scatenare in noi simpatia, antipatia, rabbia, compassione, empatia... Leila è uno specchio dai molteplici riflessi. In questi riflessi possiamo ritrovarci oppure no, ma ogni passaggio è uno spunto di riflessione sul nostro stesso sentire.




giovedì 25 novembre 2021

FERITE DI LUNGO CORSO

 Le ferite di lungo corso sono le cicatrici che rimangono incollate al nostro corpo.
Esse hanno smesso di sanguinare o di infettarsi, ma permangono silenti a segnare il nostro percorso.
I corpi maschili hanno ferite di guerra,
i corpi femminili portano con sé ferite d'amore.
I corpi maschili hanno combattuto attivamente contro altri uomini,
i corpi femminili hanno subito passivamente gli amori malati del maschile.
Alla base di entrambe le ferite: il potere.
Un potere che sfocia nella bramosia di un'illusione: il controllo.
Un controllo che annulla la responsabilità e la disperde nel pensiero delirante dell'io.

Ognuno di noi porta con sé cicatrici profonde.
Ferite dolorose, taciute o messe a tacere.
Il nostro corpo lo sa e le ricorda.
Ogni giorno quando ci alziamo dal letto, 
quando muoviamo i nostri passi e quando ci relazioniamo con gli altri,
quelle cicatrici sono parte di noi e segnano schemi, parole e pensieri.
Le memorie cellulari permangono e controllano il nostro agire.
Il processo di guarigione deve attraversare il corpo
per potersi manifestare.

Con la consapevolezza torniamo ad ascoltare il corpo 
e a rivivere quelle ferite con il distacco donatoci dal tempo.
Con amore accogliamo l'urlo di dolore del nostro corpo
e cerchiamo di lenirlo prendendocene cura.
Tocca a noi farlo
se vogliamo guarire noi stessi e la realtà di cui siamo parte.
Solo riponendo nel fodero la spada che ci ha lacerato la carne
possiamo incamminarci liberi verso sentieri inesplorati.





lunedì 8 marzo 2021

IL CORAGGIO DI ESSERE LEILA

Da quando ho iniziato la stesura di "Leila una storia come tante" ho letto tanti libri che parlavano di violenza sulle donne, di diritti delle donne, di invisibilità delle donne. E sto continuando a leggere saggi e ricerche scientifiche su questo argomento, instancabilmente e con immensa fatica. Non lo nascondo: di fronte ai numeri che quantificano la violenza sotto stimandola perché spesso gli episodi di violenza non vengono denunciati, mi sale una tristezza cosmica che diviene ancora più devastante quando leggo delle difficoltà nel mettere in atto azioni di tutela nei confronti delle vittime.

Ho lavorato a fondo sul mio femminile e ho avuto l'opportunità di farlo anche in gruppi di donne.  Anni di stereotipi di genere hanno segnato percorsi difficili da abbandonare e lasciato ferite profonde. C'è un gran lavoro di auto consapevolezza da portare avanti sia da parte femminile sia da parte maschile per tornare in equilibrio. Si tratta di un passaggio individuale che richiede grande coraggio e strenua volontà. Rimettere in discussione le proprie convinzioni e imboccare vie desuete per percorrerle in solitudine non è mai facile. Ed è innegabile che la società non sia ancora pronta ad accogliere una trasformazione di questo tipo.

Però un piccolo seme sta germogliando proprio a Biella, la mia città d'origine. Gli uomini della compagnia teatrale "Teatrando", hanno dato vita al flash mob "Uomini in scarpe rosse" mettendosi in gioco e agendo attivamente al fianco delle donne vittime di violenza. Questa iniziativa mi ha commosso e ha sciolto un bel cumulo della mia tristezza. Ritengo essenziale un'azione concreta  da parte maschile.

Oggi, in questo giorno così particolare, istituito a seguito dell'evento in cui perirono 129 donne a causa dell'incendio della Triangle Shirwaist Company di New York il 25 Marzo 1911, non posso che augurarmi che sempre più persone trovino il coraggio di essere Leila.

Dal dolore si può rinascere e Leila segna una strada al femminile in direzione dell'equilibrio. 

Gli "Uomini in scarpe rosse" hanno intrapreso una strada al maschile in direzione dell'equilibrio, trovando il coraggio di essere Leila e di indossare le sue scarpe.

Nuove vie si stanno manifestando. Nuove comprensioni e nuove prese di coscienza. 

Per tre lune cammineremo insieme fino al centro.

Donatella Coda Zabetta






sabato 6 marzo 2021

I CINQUE SENSI

 Proseguendo la riflessione postata con CI SIAMO PERSI, non ho potuto fare a meno di meditare sulla nostra umanità.
Ci siamo incarnati in un corpo che vive e si relaziona grazie all'utilizzo dei cinque sensi: vista, udito, gusto, olfatto e tatto.
Abbiamo smesso di vedere e di ascoltare da tempo per la nostra attitudine a chiuderci in noi stessi. Il Covid-19 da parte sua ha annullato gusto e olfatto e per cercare di controllare il virus, a nostra volta, abbiamo limitato, se non annullato i contatti diretti con l'altro.
Cosa rimane della nostra umanità? 
Non stupisce il fatto che depersonalizzazione  e deresponsabilizzazione caratterizzino il presente.
Possiamo a buon diritto definirci robotici.
L'altro non è più uno sguardo, un profumo, un dialogo, un sapore e un contatto che ci apre alla ricchezza dell'universo, così come noi stessi abbiamo smesso di esserlo.
Abbiamo rinunciato alla vita per sopravvivere: e questa consapevolezza risulta ancora più evidente nella sofferenza dei più giovani, bambini e adolescenti, in cui la vita preme per esprimersi e manifestarsi.
La paura della morte ha invaso la sfera della vita immobilizzandola.
I pensieri fluiscono senza limiti e mi inducono a riflettere sulla mancanza di equilibrio che sta coinvolgendo il mondo intero.
Un disequilibrio che si radica nella mancanza di consapevolezza e nell'estremizzazione del materialismo e dei bisogni, che fa della sopravvivenza del corpo robotico l'unica ragion di vita. 
Guardo il grande larice in cerca di risposte. Il cielo grigio lo incornicia e il vento ne sferza i rami che oscillano e dondolano: in quel movimento ritrovo la vita e la sua energia. Non si tratta di strenua resistenza, ma di un fluire naturale con l'elemento aria. Mi è capitato spesso di trovare rami spezzati a terra a causa del vento forte, ma il grande larice è ben radicato e ha saputo farvi fronte.
Le nostre radici sono in grado di mantenerci in vita? Siamo in equilibrio? 
La centratura nasce da un incontro di forze all'interno di noi: alto/basso, destra/sinistra, avanti/dietro; è facile perdere l'equilibrio quando il centro si sposta dal quel punto di incontro: Noi ci siamo abituati a fissare quel punto all'esterno con le inevitabili conseguenze che questo comporta: femminicidi, suicidi, depressione, inconsapevolezza...
Tutta la nostra esperienza si basa sull'identificazione. L'identificazione è la malattia spirituale più grave.
Osho ha scritto: "Vivi nel mondo, ma non lasciare che il mondo entri in te."
Che queste poche parole siano seme di meditazione per ciascuno di noi.

                                                             Donatella Coda Zabetta






lunedì 25 gennaio 2021

IL LASCIAR ANDARE DEL CORPO

 Il lasciar andare del corpo è profondamente liberatorio. Pensiamo a quando defechiamo o uriniamo, o a quando rimettiamo a seguito di un'indigestione o di una ...sbornia. 
Dopo averlo fatto ci sentiamo bene: più leggeri, più vitali. E questa sensazione si intensifica ulteriormente se per riuscire a liberarci abbiamo sofferto o faticato.
Considerando che il nostro corpo nella sua espressione è diretto e esplicito, non possiamo che accogliere il suo insegnamento: per stare bene è importante lasciar andare.
Eppure questo naturale e fisiologico comportamento diviene molto difficile quando si tratta di lasciar andare un evento o delle parole che ci hanno creato sofferenza, uno stato d'animo o qualcosa del passato che ancora ci provoca dolore.
Tendiamo infatti a trattenere a lungo le tossine che adombrano il nostro cuore. E per schermarci da altro dolore, che non saremmo in grado di tollerare, proveniente dall'esterno, ci chiudiamo in noi stessi a tenuta stagna. E ci sentiamo proprio come quando non andiamo in bagno da un'intera settimana: stanchi, nervosi e intolleranti per il troppo pieno. E più si protrae l'incapacità a defecare e più stiamo male, tanto che alla distanza dobbiamo per forza inventarci qualcosa per riuscire a sederci sulla tavoletta con soddisfazione.
Eppure siamo disposti a dare di matto piuttosto che firmare la resa del lasciar andare quanto ci fa star male. Pensiamo ad una relazione malata: siamo consapevoli del dolore che ci crea, ma nonostante questo non abbiamo il coraggio di staccarci da essa. Vuoi perché abbiamo investito tanto in essa, vuoi perché ne siamo dipendenti, vuoi perché abbiamo paura di non trovare di meglio... le ragioni della nostra resistenza al lasciar andare sono molteplici e sostengono un bilancio negativo giustificandolo. Il fatto che stiamo male diviene marginale di fronte al terrore di stare peggio in caso di ...
Il nostro corpo non sarebbe d'accordo: è molto più saggio di noi e sa bene che il trattenere oltre il naturale limite dei nostri bisogni fisiologici porta malattia.
Nell'ultimo libro: "Leila una storia come tante", edito da Golem Edizioni, ho dedicato particolare attenzione al tema del lasciar andare e alle sue conseguenze. L'ho fatto in modo concreto, grazie alle storie dei diversi personaggi del romanzo. 
Il lasciar andare è essenziale per continuare a muoversi, crescere e rinascere.



Foto di Samson Katt da Pexels

domenica 29 novembre 2020

SEI TUTTO SOTTOSOPRA?

 Vi è mai capitato di sentirvi tutti sottosopra senza un motivo?
Vi è mai capitato di provare una stanchezza insolita e non addebitabile ad uno sforzo psico-fisico particolare o di non riuscire a riposare bene a causa di un'inquietudine che non trova giustificazione?
Vi è mai capitato di avere la percezione che stia per capitare qualcosa senza avere la più pallida idea su cosa potrebbe accadere?
Se vi è capitato, state per arrivare in stazione (I PASSAGGI VERSO LA CONSAPEVOLEZZA). 
Cosa significa? Che ad un certo punto la vita vi sorprenderà facendovi lo sgambetto e vi farà cadere. E quando sarete a terra, ancora confusi da quanto avete vissuto, osserverete gli eventi e vi renderete conto della loro inevitabilità. 
Come mai? Perché proprio quegli eventi saranno in grado di dare un significato al terremoto interiore che vi scombussola da giorni.
La prima reazione alla caduta tenderà ad addebitare la responsabilità dello sgambetto a qualcun altro per non dover affrontare la tempesta interiore che vi sconquassa. 
Quel qualcun altro è stato sicuramente funzionale al vostro percorso con le sue azioni o parole, ma al di là di questo c'entra poco.
A quello sgambetto avete contribuito giorno dopo giorno direttamente voi stessi. 
Come? Non fermandovi prima, non ascoltandovi in profondità o semplicemente perché non eravate ancora pronti a vedere. 
Le cadute, infatti, arrivano sempre quando abbiamo maturato il coraggio di affrontarle rialzandoci. E quando tutti acciaccati raccogliamo sfiniti i pezzi di noi stessi sparsi a terra, ci rendiamo conto che un pezzo deve essere riparato prima di poter essere rimesso a posto. Così lo prendiamo in mano, lo osserviamo e scopriamo una ferita dimenticata che non abbiamo curato adeguatamente. E questa ferita avrà il potere di riportarci là, nel momento in cui è avvenuta, proprio per aiutarci a guarirla.
Questo passaggio può durare qualche giorno e il nostro corpo può viverlo molto intensamente. Le memorie cellulari riattivate dagli eventi devono essere rielaborate ed è possibile farlo solo attraversandole con consapevolezza e umiltà, accogliendo il dolore, trattenendone il significato e lasciando andare il passato. Il lasciar andare non è mai semplice, ha sempre un prezzo. Il prezzo del perdono. Un perdono rivolto all'interno che si manifesta nel momento in cui rinunciamo a restare attaccati con accanimento al nostro ricordo. Un perdono che ci permette di andare oltre senza trascinarci la zavorra ingombrante della nostra rinuncia a dimenticare. Quel dolore è divenuto parte di noi e non ci serve trattenere gli eventi che l'hanno causato per non dimenticare. E' però importante curare la ferita causata da quel dolore per poter essere nuovamente liberi.
Il corpo in tutto questo processo gioca un ruolo determinante: ci rimanda infatti con grande trasparenza la condizione di quella ferita. Alla guarigione segue solitamente il tracollo fisico per l'impiego della grande energia impiegata nel processo: questo stato può durare qualche ora o qualche giorno e richiede riposo.
D'altra parte il lasciar andare si completa nel lasciarsi andare per rinascere ad una nuova alba.



Foto Donatella Coda Zabetta


sabato 17 ottobre 2020

PRESENTAZIONE ON LINE: LEILA UNA STORIA COME TANTE - LIBRERIA LA FENICE

Lunedì 19 Ottobre 2020

Ore 18:30

Dalla pagina facebook della LIBRERIA LA FENICE di Villanova d'Asti

Francesca e io parleremo di:

LEILA UNA STORIA COME TANTE


Foto Donatella Coda Zabetta

domenica 20 settembre 2020

IL RACCONTO COME SPECCHIO

 Ieri sera, parlando di Leila con una cara amica ex libraia, è stato naturale ricordare i saggi editi da Mediterranee, che grazie a lei avevo presentato in più occasioni, e meditare sulla scelta di scrivere un romanzo di formazione al femminile.
Quando Paola Neyroz (Il giocatore di carte) mi ha donato l'opportunità di far parte di "Maria Venere" in compagnia di altre donne, ho scritto, ascoltato e condiviso tantissime storie scaturite dai suoi incipit in un progetto di approfondimento sul femminile.
In quell'occasione è stato naturale osservare con attenzione le dinamiche, le similitudini tra le storie, l'emersione di parti più profonde e spesso "accantonate", le paure, le emozioni e l'empatia scaturite dalla condivisione delle storie che come un filo invisibile ha guidato il gruppo fino al termine del progetto.
Proprio integrando queste esperienze in meditazione è arrivata Leila: "Lei è là": donna e specchio.
Scoprii poi che Leila deriva dal nome arabo "Laylah" che vuole dire "notte" e la sincronicità con la mia fonte ispiratrice, la luna, mi è sembrata perfetta. Femminile, luna, specchio, incosncio.
L'immediato collegamento con la Principessa Leila di Star Wars, con le sue ombre, la sua forza e la sua ribellione mi confermarono ulteriormente quanto questo nome fosse perfetto per la protagonista del romanzo.
Il filo invisibile che lega indissolubilmente Leila ai miei due primi volumi è proprio racchiuso in lei, nelle sue scelte, nei suoi comportamenti e nelle sue relazioni. Il tema del femminile non può, infatti, essere trattato compiutamente senza scrivere del maschile specchiando la totalità che appartiene ad ognuno di noi.





Foto di Lisa da Pexels

giovedì 17 settembre 2020

LEILA UNA STORIA COME TANTE

Con la luna piena, il 3 agosto, ho finito l'editing del mio primo romanzo. 
Con la luna nuova, pochi minuti fa, il corriere mi ha consegnato le prime copie del libro. 
Con la luna piena, il primo ottobre, "Leila una storia come tante" sarà disponibile in libreria.

La sincronicità di questo libro con le fasi lunari non smette di sorprendermi. 

L'idea di scrivere un romanzo è maturata nel mio cuore con gradualità. 
Percepivo da tempo l'intimo bisogno di scrivere sul femminile 
e spesso mi sono chiesta quale fosse il modo migliore per farlo. 
La risposta arrivò una notte di luna piena di due anni fa. 
Da quel momento non ho più smesso di dialogare con la luna.
Ne è nata una storia, una storia al femminile.



domenica 14 aprile 2019

LA RABBIA NEL CORPO

Ascolto il mio corpo arrabbiato.
I muscoli sono tesi e la mente è inquieta.
La rigidità che avverto
contrasta con il movimento dei miei pensieri 
che girano vorticosamente senza tregua.
Mi sento compresso e pronto a esplodere.
Trattengo il sentire, lo congelo.
Non risolvo il disagio.
Il respiro è corto, a tratti in apnea.
Difficile aprirsi all'aria 
tenendo tutto sotto controllo,
a parte la mente
che fa quel che vuole anche se non voglio.
Devo sforzarmi di respirare.
All'inizio è faticoso,
il mio corpo fa resistenza.
O sono io a far resistenza per paura di perdere il controllo?
Mi concentro sul respiro, mi perdo, ci riprovo.
La tensione allenta la presa e la mente rallenta i suoi giri.
Inspiro ed espiro.
Mi muovo verso il centro e recupero oggettività.
Vedo.
Prendo atto.
Accolgo.
La rabbia nasce fuori di me,
ma si nasconde in me.



Foto Donatella Coda Zabetta





martedì 2 ottobre 2018

I PRIMI BRIVIDI AUTUNNALI

L'alba ci accoglie con la sua aria più fresca.
Il cambio di stagione si sente nel corpo.
I primi brividi autunnali
ci preparano alla trasformazione
interiore ed esteriore.
La natura con i suoi colori
saluta l'estate
e il bisogno di raccoglimento si fa strada in noi
aprendo le porte all'ascolto.
Questa lunga estate
ci ha visti seminare, coltivare e raccogliere.
Ora è tempo di integrare le esperienze vissute
lasciando andare ciò che non serve più.



Foto Donatella Coda Zabetta






lunedì 7 maggio 2018

LA VITA E LA MORTE

"Occorre ripristinare una cultura che non si ponga, rispetto alla morte, in un rapporto di semplice opposizione, che non la percepisca solo come la massima patologia del corpo, ma anche come un'esperienza di trasformazione dell'anima, e che non cerchi di negarla, sentendola solo come fine, ma la valuti anche, simbolicamente, come inizio. La società in cui l'iniziazione aveva un ruolo istituzionale era anche una società in cui la morte aveva un posto ufficiale. Queste due condizioni sono venute a mancare, non a caso, contemporaneamente."

Luigi Zoja, Nascere non basta. Iniziazione e tossicodipendenza, Raffaello Cortina, Milano 1985


Queste parole di Zoja sono un importante spunto di riflessione. In una società in cui è scomparso il concetto di limite, il senso di inadeguatezza e di inibizione hanno invaso le nostre vite.
Pensiamo alla malattia del corpo e al nostro approccio quasi sempre diretto a ricercare una cura efficace e immediata. Raramente ci soffermiamo a cercare di capire cosa la malattia ci segnala, così come spesso restiamo indifferenti ai bisogni fisiologici del nostro corpo (riposo, alimentazione corretta...) come se avessimo paura di riconoscere la nostra umana fragilità in una società che persegue la perfezione al di là di ogni limite. 



Foto Donatella Coda Zabetta
"La Pietà" di Michelangelo



venerdì 27 aprile 2018

AVVICINARSI

Avvicinarsi a se stessi
attraverso il proprio corpo:
percepirne le tensioni,
le rigidità,
i bisogni.
Avvicinarsi a se stessi
grazie al proprio corpo
ascoltando il suo linguaggio silenzioso.
Avvicinarsi a se stessi
per scoprire ogni giorno 
la propria fragile umanità.
Avvicinarsi a se stessi
per ritornare con umiltà alla radice di tutte le cose
e guardare con meraviglia
questo nostro viaggio chiamato vita.



Foto Donatella Coda Zabetta



lunedì 23 aprile 2018

STANCHEZZA

Quando il corpo è stanco l'intero organismo ne risente.
I pensieri si fanno più confusi
e la quotidianità è più faticosa.
Quando il corpo è stanco non trascurarlo.
Nulla è più importante del riposo.

Quando il corpo è stanco puoi continuare a correre, prendere decisioni, agire.
Nulla ti è vietato
fino a quando il tuo corpo non sarà troppo stanco
anche di te.

www.ildiamantearcobaleno.com

Foto di cottonbro da Pexels




martedì 27 marzo 2018

PROSPETTIVE

Alza lo sguardo e l'orizzonte sembra sconfinato.
Guarda di fronte a te, a sinistra o a destra:
puoi vedere un fiore,
una chiesetta,
delle case,
il lago, un'isola.
Guarda i tuoi piedi
e osserva
il contatto con la terra,
il tuo equilibrio.
Guarda dietro le tue spalle ciò che hai visto:
quante cose hai osservato
alcune le ricordi
altre le hai dimenticate.
Tante immagini 
determinano il tuo passato
e vincoleranno il tuo presente
se dimenticherai di alzare lo sguardo
e cambiare prospettiva.



Foto Donatella Coda Zabetta
Lago Maggiore - Isola Madre




lunedì 29 gennaio 2018

OGNI EVENTO E' PER IL MIO SOMMO BENE

Riflessione difficile da accogliere quando ci mettiamo in testa qualcosa. Il corpo in questo contesto è un alleato importante.
Quando quello che pensiamo diviene coerente con la realtà che ci circonda, seguiamo il flusso, il corpo si rilassa e segue il sentire. Gli ostacoli divengono semplicemente spunti di consapevolezza e non c'è sforzo nell'azione. Non è questione di tempo, ma di realizzazione.
Quando quello che pensiamo è incoerente con la realtà che ci circonda, nuotiamo controcorrente, il corpo è teso e si oppone agli eventi cercando di controllarli. Gli ostacoli divengono battaglie all'ultimo sangue contro un fato inclemente, lo sforzo e la resistenza caratterizzano l'azione. Non è questione di tempo, ma di realizzazione.
Nel primo caso si tratta di una realizzazione volta ad un completamento, nel secondo di una realizzazione necessaria alla trasformazione.
Entrambe le esperienze sono importanti per acuire il nostro livello di consapevolezza, in quanto ogni evento è sempre per il nostro sommo bene.
Con le limitazioni Covid questa presa di coscienza è molto importante. Non si possono forzare gli eventi, né si possono ignorare. Così è bene osservarli con attenzione, imparare ad accoglierli e fluire con essi.
Nulla dura per sempre ed è importante essere presenti e cogliere le opportunità che il momento attuale è in grado di offrirci. Pazienza, consapevolezza e fiducia.


Foto Donatella Coda Zabetta









lunedì 15 gennaio 2018

CAMMINARE TRA TERRA E CIELO

Osservo il mio passo
e ascolto il mio corpo.
Procedo lentamente
e prendo consapevolezza del mio stare
e del mio movimento.
Perdo l'equilibrio, 
mi fermo, lo ritrovo 
e faccio tesoro dell'esperienza.
Osservo la simmetria dei gesti e della postura,
 ascolto le tensioni e le rigidità per poi rilasciarle.
Osservo il mio corpo
camminare tra terra e cielo
e ne assaporo l'appartenenza e l'integrazione.
Il passo di oggi 
è frutto del seme del passato
e germe del futuro:
mi muovo con la consapevolezza
di poter scegliere chi sono.



Foto Donatella Coda Zabetta



lunedì 6 novembre 2017

SGANCIARSI DAL PASSATO

Quando viviamo grandi dolori o preoccupazioni staccare la spina diviene un'esigenza, ma allo stesso tempo può risultare molto difficile farlo. L'essere coinvolti in prima persona non ci dona la possibilità di sottrarci agli eventi e il riuscire a rilassarsi presuppone un'elevata capacità di concentrazione; per noi comuni mortali, riposare focalizzati sul respiro, quando il nostro mondo va a rotoli è un'impresa titanica. Il corpo risente, quindi, di uno stato di tensione continuativo che lo rende sempre più rigido e insensibile. Solo quando finalmente possiamo mollare il tiro e ci cala l'adrenalina, ricordiamo di avere un corpo: un rottame di lamiere spalmato al suolo e tenuto insieme dalla forza di gravità. Con la ricomposizione dei pezzi di noi stessi emergono dolori mai immaginati insieme ad una stanchezza atavica che rende l'affrontarli una lotta contro il tempo. Il nostro tempo, cioè il passato.
Il corpo si è fatto carico di tutte le nostre resistenze di fronte alle situazioni e delle nostre memorie, e, poco per volta, ci tocca rielaborarle e lasciarle andare.
Cosa intendo? Partiamo dalla cosa più evidente: quante volte, a seguito di un periodo burrascoso, prestiamo attenzione alla stanchezza che ci assale e ce ne lamentiamo? Invece di focalizzarci sul fatto che il peggio è passato, non facciamo che ricordarlo insistentemente riportando il nostro corpo a quello stato di tensione. E ci sentiamo sempre più stanchi. Come se la palude delle nostre preoccupazioni (per altro risolte) fosse diventata parte integrante di noi stessi.
Più riportiamo il nostro tempo biologico nel passato e più il passato stesso diverrà il nostro presente.
Siamo rimasti così scossi e invischiati dal nostro dolore e dalle nostre paure da aver dimenticato che esistono altri piani di noi stessi che fanno capo al cuore e all'oggettività. 
Spesso il labirinto di pensieri in cui ci siamo adagiati ci fa sentire più protetti della libertà. 
Quella libertà che ci consente di guardare alle esperienze con distacco, riconoscendo le nostre fragilità per accoglierle. 
Quella libertà che mette in luce i nostri attaccamenti per poterli lasciar andare. 
Quella libertà che ci pone di fronte alle nostre paure per imparare ad affrontarle. 
Quella libertà che ci apre alla gioia e al movimento, alla trasformazione e alla vita.



Foto Donatella Coda Zabetta