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domenica 28 febbraio 2021

IL PRENDERSI CURA

Venerdì passeggiando sul lungo lago di Pallanza  ha attirato la mia attenzione un cigno.  Vi era una strana immobilità nell'aria, forse per via della pausa pranzo, e pochi rumori a turbare il silenzio.
E' stato il contesto stesso a stimolare in me una riflessione tesa a legare immobilità e prendersi cura.
Spesso in questi mesi ci siamo visti limitati nel movimento. E spesso ci siamo lasciati andare al rilassamento del non poter uscire. I ragazzi con gli occhi gonfi di sonno, spettinati e in pigiama davanti al pc per la didattica a distanza e gli adulti in tuta al supermercato, in giro per la città o per una passeggiata. I visi coperti dalla mascherina.
Un gesto inconscio a rivendicare la libertà? Forse. 
Osservando il cigno e i suoi movimenti non ho potuto fare a meno di notare la bellezza del prendersi cura.
Un prendersi cura attento e paziente. 
La natura come sempre si rivela una grande insegnante e ci mostra come l'amore si nasconda nella semplicità dei piccoli gesti quotidiani. 





domenica 3 febbraio 2019

FARE UN PASSO

Sono fermo. 
Mi guardo intorno e potrei fare mille cose.
Prendo consapevolezza del mio stare.
Colgo in esso i semi dell'abitudine.
Ascolto in me il germe dell'insoddisfazione e della paura.
Paura a rimettermi in gioco, a fare salti in territori inesplorati.
La paura mi frena e mi zavorra.
Sono fermo.
Vorrei cambiare, ma ho paura
a scommettere su di me.
Fermi si sta comodi,
ci si lascia vivere nel proprio bozzolo di stabilità.
Si sopravvive osservando il movimento del mondo.
Un mondo che rotola, gira, cade, si rialza, affonda senza sosta.
Sono fermo
e a forza di guardare il mondo che gira,
mi gira la testa.
Meglio stare fermi e accontentarsi.
Niente scossoni, niente rischi.
"E tutta la vita gira infinita
senza un perchè..."





"LEI PENSA CHE IL MONDO NON SIA SOLO QUESTO"

giovedì 20 settembre 2018

UN CORPO IN EVOLUZIONE

Il mio corpo cambia con me:
si irrigidisce
con la mia immobilità,
si scioglie
con il mio movimento.
Il mio corpo cambia con me:
si appesantisce con il mio trattenere,
si alleggerisce con il mio lasciar andare.
Il mio corpo cambia con me:
sostiene le mie galoppate,
 mi ferma quando i ritmi divengono insostenibili.
Il mio corpo cambia con me:
con la mia crescita,
con le mie scelte,
con le mie attenzioni verso di lui.
Il mio corpo cambia con me:
specchia i miei disagi
e mi aiuta a elaborali.
Il mio corpo cambia con me
ed io cambio con lui.








venerdì 16 febbraio 2018

GIRO GIRO TONDO IN PRATICA

Da qualche giorno mi viene naturale collegare al corpo i post che scrivo nel blog ispirato al libro IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI : il libro IL RITMO DEL CORPO, in effetti, è nato così.
Per cui, d'ora innanzi, quando questa associazione intuitiva farà capolino, legherò i due post, sviluppando dapprima la parte interiore e susseguentemente il risvolto fisico.
Il post che intendo sviluppare oggi è: GIRO GIRO TONDO (cliccando si apre il link al post), per cui stimolerò alcune riflessioni pratiche ad esso relative.
Solitamente quando restiamo confinati al livello mentale, il corpo vive una sorta di immobilità: la frittella noiosa e autoinstallante del giro giro tondo risulta così statica e in espansione (si muove poco e mangia spesso più del necessario per compensare la frustrazione). 
Il trip mentale, infatti, ci dissocia dal corpo relegandolo necessariamente in panchina: l'immagine che ha scatenato questa intuizione è stata quella di visualizzare la pratica del giro giro tondo. 
Quanti giri in tondo riusciremmo effettivamente a sopportare senza finire a terra con un senso di vertigine e spossatezza?
Ovviamente non mi riferisco ai giri del Maestro Sufi che mantiene nel movimento una centralità consapevole, ma a quelli del Tagadà, quella giostra che ti piazza immobile sulla circonferenza di una ruota immaginaria e ti frulla senza soste per alcuni minuti. Spero di aver reso l'idea.
Risulta evidente il motivo per cui  la fisicità viene addormentata per poter fuggire dalla paura (e di nuovo ricompare l'immobilità!), dedicandosi, senza intralci, all'inseguimento delle oasi illusorie. 
Nel post del Coraggio, ad un certo punto segnalo la riscoperta delle radici come punto di svolta: radici che possono naturalmente essere identificate con il nostro corpo fisico, ancoraggio e alleato nel cammino verso la consapevolezza.
Gli alleati sono strumenti fondamentali nei passaggi del percorso e il corpo in questo caso  lo dimostra. 
Disgregare lo schema significa trasformare lo stato di immobilità del corpo per ritrovare un contatto oggettivo con la realtà. L'inerzia del corpo è specchio del potere della mente, ma un'azione consapevole è sempre possibile, se lo si vuole. La volontà sottende un intento: scendere dalla giostra si può, ma si tratta di una scelta consapevole ad un più alto livello energetico (il movimento da orizzontale - lungo gli anelli del fusto dell'albero - si apre alla verticalità - dalle radici ai rami e dai rami alle radici).
Per fugare ogni dubbio, fate praticamente una trentina di giri in tondo senza interruzioni! 
Buona pratica e che la fiducia sia con voi. Buongiorno!








domenica 12 novembre 2017

RESISTERE ALL'APERTURA

A volte la vita ci sorprende con eventi che ci destabilizzano.
Eventi traumatici, dolorosi.
Il corpo si tende allagato dalle preoccupazioni,
non riposa stremato dai pensieri
 e si irrigidisce in una strenua resistenza.
Tutto diviene immobile
e il corpo si trasforma
in un bozzolo di barriera e protezione.
Questo atteggiamento non cambia gli eventi,
ma il nostro modo di viverli.
Nella chiusura la sofferenza si amplifica
e nello spazio costretto della rigidità
le possibilità si annullano.
L'accettazione non trova forma.
Resistere all'apertura
succhia energie e vitalità
finchè sfiniti firmiamo la resa.
La resa alla vita
e al suo continuo movimento.



M. C. Escher, Relatività, 1953, litografia  



venerdì 23 giugno 2017

IMMOBILITA'

Nell'aridità di un fuoco fuori controllo
l'elemento acqua riporta armonia
affinchè la terra non diventi sterile.
La mente divampa:
rigidità e tensioni invadono il corpo
nell'immobilità degli estremismi.
L'elemento terra colma il sentire
soffocando il cuore
e seccando le sorgenti.
Dove giace il confine della vita?






domenica 15 gennaio 2017

I VANTAGGI DELL'IMMOBILITA'

Il primo vantaggio è sicuramente il soddisfacimento della non voglia di vivere. La sempre più diffusa incapacità a vivere il presente (vivo proiettato nel futuro o arenato nel passato) ha annullato il gusto per la vita.
Il secondo vantaggio è l'assenza di responsabilità: se non mi muovo, posso addebitare a chi si muove ogni responsabilità. In questo modo evito accuratamente di compiere errori e sono libero di lamentarmi e giudicare l'operato altrui.
Il terzo vantaggio: risparmio un sacco di energia.
Il quarto vantaggio: posso contare sulla sicurezza e la stabilità dell'abitudine.
Il quinto vantaggio: c'è sempre qualcuno intorno che non riuscendo a star fermo si preoccupa per me. Attenzioni e coccole gratuite.
Questi sono solo alcuni dei vantaggi, ma sono sufficienti a scatenare una domanda: "Perchè muoversi allora?"
Imparare a vivere il presente è faticoso, devo smettere di essere focalizzato su desideri e aspettative e saper lasciar andare il passato con le sue ferite e il suo dolore. Questa scelta mi obbliga ad una chiara assunzione di responsabilità e richiede un dispendio energetico notevole.
E chi mi coccola se non rivesto più il ruolo della vittima calcificata bisognosa d'affetto?
Il ragionamento non fa una piega e a quanto pare è condiviso dalla maggior parte degli umani.

Aver dimenticato la gioia per far posto al dolore, al risentimento e alla rabbia ha il suo prezzo.




venerdì 30 dicembre 2016

LA PESANTEZZA DEL CORPO

Il Natale porta con sè la gioia del ritrovarsi insieme e della condivisione. Esso è occasione di lunghi e luculliani pasti dai quali si riemerge appesantiti. Ci si muove poco e si mangia e si beve più del solito, tanto che spesso si salta il pasto successivo per compensazione.
Il corpo risente del cambiamento di ritmo e si ritrova a fare i conti con un'alimentazione eccessiva. Senso di pesantezza, spossatezza, mal di testa, nausee, acidità di stomaco, gambe gonfie e lombalgie, spesso accompagnano il post baldoria.
Ci si sente come palloncini gonfi che stentano a decollare. E osservando svanire il piacere goduto della buona tavola, ci si ritrova a fare i conti con i chili guadagnati e con la stanchezza.
L'appesantimento del corpo non stimola il movimento e si finisce piallati sul divano a spilluzzicare i cioccolatini avanzati per non pensarci.
E poco per volta non ci piacciamo più. Fatichiamo a rilassarci veramente e dormiamo male. E questo corpo sempre più tondetto si trasforma in un'ancora che ci trasciniamo dietro a fatica, tanto da convincerci a iniziare, con le migliori intenzioni, la dieta del salta i pasti o rendili invisibili e insapori il più possibile.
Scivoliamo da un estremo all'altro. O troppo o troppo poco. Ci siamo persi la via di mezzo.
Respiriamo profondamente e ritroviamo nel corpo un alleato: portiamolo a passeggio e pratichiamo i 5 esercizi de IL RITMO DEL CORPO invece di costringerlo all'immobilità;  non puniamolo con diete ferree, ma ritroviamo ritmo ed equilibrio anche nell'alimentazione. 
L'umore è pessimo? Portiamo pazienza, perdoniamoci le trasgressioni (tanto quello che si è mangiato non evapora) e coccoliamoci nel tondo è bello finchè dura. In fondo un lato postivo ci sarà ... in effetti, si rotola meglio ;-)


giovedì 22 dicembre 2016

LA STANCHEZZA NEL CORPO

Ci sono periodi in cui si tende a ricercare la leggerezza di attività che richiedono poca concentrazione: sono i periodi in cui si ha voglia di fare poco o niente in quanto ci si sente demotivati e scarichi.
L'immobilità di questi periodi può apparire come un blocco e creare tensione e preoccupazione in noi. Accogliere la staticità ci porta a fare i conti con la nostra mancanza di energie e non ci piace affatto.
Assuefatti all'idea che la produttività sia vita, il riposo forzato a cui ci costringe il corpo ci appare quasi sempre come una perdita di tempo prezioso.
Ho imparato con il tempo a riconoscere questi periodi e a farne tesoro. 
Quando affrontiamo periodi faticosi, di scelta e di dolore, richiediamo al nostro corpo moltissima energia e quando ne usciamo ci troviamo inevitabilmente a fare i conti con la stanchezza e la spossatezza che ne derivano. 
Il corpo, saggiamente, ci rimanda la necessità del riposo per potersi ricaricare e poter allo stesso tempo interiorizzare le esperienze fatte.
Quando focalizziamo le nostre energie all'esterno, il lavoro interiore è ridotto; al contrario, quando il nostro corpo ci induce al riposo, il lavoro interiore è intenso. Il cambio di rotta, esterno/interno, solitamemnte genera una grande confusione profondamente terapeutica. Se noi sapessimo chiaramente cosa fare e dove andare, molto probabilmente, trascureremmo i segnali del corpo e continueremmo a dirigere l'attenzione all'esterno evitando l'elaborazione dei passaggi fatti.
La confusione e il senso di smarrimento ci portano invece a stare fermi per favorire il passaggio di interiorizzazione. All'inizio le nostre resistenze al processo saranno intense e si manifesteranno come disagio fisico: mal di schiena, rigidità, tensione, mal di testa, difficoltà di digestione ...
Con la nostra resa, il corpo si rilasserà nel dolce far niente. 
Pazienza e accettazione porteranno con sè chiarezza e forza per prepararci ad affrontare una nuova avventura.