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giovedì 23 agosto 2018

UN CORPO IN MOVIMENTO

Le tensioni e le rigidità si sciolgono in un corpo in movimento.
Quando il nostro corpo si blocca
manifesta  una stasi energetica che ha radici nel nostro stare al mondo.
Quando il nostro corpo si blocca
non vogliamo vedere, sentire o fare qualcosa.
Quando il nostro corpo si blocca
ci rende consapevoli del disagio che ci appartiene.
Muovere il corpo
ci aiuta a essere più flessibili di fronte alle difficoltà,
ci aiuta a non arenarci, ad affrontare il dolore.
Le tensioni e le rigidità si sciolgono in un corpo in movimento.









sabato 16 dicembre 2017

CALMA E SANGUE FREDDO

La frenesia natalizia scalda gli animi ed eccita le menti: preparativi, regali, stimoli, incontri, auguri ...
Abbiamo così tante cose da fare che ad un certo punto potremmo sentirci molto stanchi.
Immaginate di guardare, all'ingresso del supermercato, una lunghissima nota della spesa con tanti prodotti da acquistare: di colpo il corpo si blocca e, indeciso sul da farsi,  inizia a muoversi tra le corsie del negozio alla ricerca dei vari articoli senza una direzione precisa. Lo stesso accade quando non abbiamo le idee chiare e ci mettiamo in testa di fare tante cose tutte insieme. Disperdiamo energie psico-fisiche e rimediamo stanchezza e frustrazione. L'incapacità a stabilire delle priorità precise ci costringe a correre come matti. Da dove nasce questa incapacità? Dalla mancanza di chiarezza. Quando a dirigere il corpo non siamo noi, ma la nostra mente fuori controllo la confusione ne è l'ovvio risultato.
Pensiamo che il fermarsi per riordinare le idee sia un'inutile perdita di tempo e così seguiamo l'orda disordinata dei pensieri nella convinzione che il movimento sia di per sè un utilizzo migliore del nostro tempo.
Calma e sangue freddo. Respiriamo. Fermiamoci e ritroviamo il nostro centro: stabiliamo una scala di priorità e arrendiamoci all'evidenza che il mondo va avanti lo stesso pur senza il nostro appoggio. E se il tempo limita le possibilità, chi dice che non sia per il nostro bene?
Gente strana noi umani dai ritmi frenetici.






mercoledì 15 novembre 2017

TUTTO IL CORPO IN UN BLOCCO

Avete mai percepito il vostro corpo duro come un blocco di granito? 
E, allo stesso tempo, vi siete mai sentiti confusi e frustrati?

Immaginate di voler muovere una gamba in avanti e all'indietro nello stesso momento: se la forza che mettete in entrambi i movimenti è similare, probabilmente non riuscirete a spostarla di una virgola e il corpo entrerà in tensione e si irrigidirà. Lo stesso accade quando sentiamo intimamente nel cuore di voler andare in una direzione e la nostra mente produce infinite giustificazioni per indurci ad andare in direzione opposta o per mantenere inalterato lo stato delle cose che vorremmo cambiare. La confusione e la rigidità sono l'effetto manifestato di questa contraddizione interiore. 
Se siamo osservatori attenti, percepiremo questa confusione, ad esempio, in coloro che ci dicono una cosa e ne fanno un'altra (e magari ne pensano una terza...). Se focalizziamo l'attenzione sul corpo di queste persone, noteremo quanto i movimenti siano poco fluidi, le spalle siano tese, lo sguardo sfuggente, il viso contratto ...
E' facile riconoscere questa rigidità negli altri, ma è molto più difficile riconoscerla in noi stessi. 
Ci identifichiamo così profondamente con il vissuto e le situazioni, da perdere il contatto con la nostra interiorità. 
Quando ci sentiamo confusi e bloccati, perdiamo, inoltre, quella fiducia in noi stessi così importante per cambiare prospettiva di ossevazione: così disperdiamo le nostre energie all'esterno nella disperata ricerca di un salvatore in grado di dipanare l'intricata matassa di aspettative e desideri che avvolge il nostro cuore. Non ci viene neanche in testa di provare a dipanare la matassa da soli in quanto ci sentiamo impotenti di fronte ad essa: così ci rifugiamo nell'illusione che qualcuno sia in grado di fare per noi quello che noi stessi non siamo in grado di fare. E la matassa cresce, si irrobustice e si trasforma in un bozzolo minerale di rigidità e chiusura dove nulla esce e nulla entra. L'altro aspetto di tale approccio è la contraddizione esteriore (che specchia quella interiore) che si manifesta nella forsennata ricerca di qualcuno che sia in grado di farci vedere la nostra illusione e quando lo troviamo ci fa scappare a gambe levate verso qualcun'altro in grado di supportarla. 
Gente strana noi umani stratificati.





martedì 9 maggio 2017

LA PRATICA CORPOREA

Spesso quando ci avviciniamo ad una pratica corporea la nostra attenzione è sempre volta a fare qualcosa.  Si vorrebbe imparare le posizioni, perfezionarle, eliminare le tensioni, respirare profondamente, muoversi in modo sciolto ... insomma si pensa molto e si ascolta poco.
Si dirige il corpo considerandolo un mezzo atto a farci fare esercizio e bella figura. Non vi è apertura e disponibilità al sentire per la tensione che ci induce a corrispondere a ciò che pensiamo sia giusto fare o debba essere fatto. 
Il lavoro consapevole  nasce dal riconoscimento di questa tensione e di quanto sia limitante.
Non sono i limiti corporei ad ostacolarci nella pratica, ma i limiti che noi stessi creiamo resistendo al dispiegarsi dell'ascolto. E' necessaria una profonda maturazione per essere presenti alla pratica.
Fino a quando si pensa di aver bisogno di fare qualcosa c'è conflitto. La mente costruisce progetti continuamente, allontanandoci da uno stato di presenza per immergerci in uno stato immaginario in cui il soddisfacimento di un bisogno ne stimola immediatamente un altro e poi un altro ancora. E' molto stancante. 
L'intento principale del volume IL RITMO DEL CORPO  è aprirsi all'ascolto del corpo attraverso la pratica.  Il viaggio alla riscoperta di se stessi nasce dall'osservazione delle posture e dei movimenti che ci rappresentano, dalla percezione delle tensioni, delle rigidità e dei blocchi che ci immobilizzano, dal riconoscimento dell'impatto della mente nel nostro quotidiano. 

mercoledì 3 maggio 2017

TRANQUILLITA' MENTALE E SENSIBILITA' CORPOREA

La tranquillità mentale, la sensibilità corporea 
sono un riflesso diretto della vera tranquillità.
In una azione senza condizionamento,
il corpo e la mente sentono questo riflesso come facilità e apertura.
Il funzionamento armonioso della struttura corpo-mente come strumento, come funzione,
è il miglior terreno per riflettere ciò che è al di là del corpo e della mente.



Quando si inizia un lavoro sul corpo, la percezione delle tensioni, degli automatismi e dei blocchi che ci caratterizzano è il primo passo verso la consapevolezza. Il sistema corpo-mente raramente è allineato, in quanto la mente antepone al benessere fisiologico desideri ed aspettative. Questo disallineamento non può che sfociare in un movimento corporeo rigido e controllato in contrasto con il naturale fluire delle energie fisiche. 
Il lavoro proposto ne "IL RITMO DEL CORPO" è un percorso volto a stimolare fin da subito questa presa di coscienza. Si può trasformare solo ciò di cui si è consapevoli e la pratica del Ritmo suggerisce un lavoro di allineamento corpo-mente basato sull'ascolto e sull'osservazione delle proprie posture e dei propri movimenti. Un percorso individuale per conoscersi, comprendersi e sperimentarsi in profondità.

venerdì 10 marzo 2017

UN PESO SULLO STOMACO

Quante volte nella vita ci è capitato di percepire un peso sullo stomaco?

Un bel macigno, proprio all'imboccatura dello stomaco, che impedisce la digestione di situazioni, parole, eventi, sensi di colpa e che divide il nostro corpo a metà.
La parte inferiore al macigno che continua a camminare per forza di cose e la parte superiore al macigno avvolta in un flusso ininterrotto di pensieri da far invidia ad un ruminante per la tenacità della rimuginazione.
Il risultato? Un malessere diffuso, pesantezza (si sa, i macigni pesano e molto), rabbia, stanchezza.
E' difficile fare i conti con un corpo diviso a metà (per via dello sbarramento creato dal macigno) in quanto ci pone di fronte alla difficoltà a canalizzare naturalmente l'energia in un'azione coerente e, quindi,  crea una situazione di blocco molto frustrante.

Che si fa allora? 
Si forza la digestione? Si sputa il rospo/macigno? Si fa i conti con se stessi?

Tutti i percorsi devono essere sperimentati per nutrire la nostra esperienza di crescita.




martedì 7 febbraio 2017

I MALESSERI DEL CORPO

A volte mi soffermo a pensare alle ragioni per cui un malessere si manifesta nel corpo. La mia esperienza mi ha mostrato più volte che si tratta o di un'emozione a lungo trattenuta o di un trauma non elaborato o di una resistenza al cambiamento. Un elemento che si manifesta perchè si è maturi per affrontarlo e risolverlo. 
Generalmente quando compare il disagio, occorre fare sempre molta attenzione alla parte del corpo che colpisce. Il corpo è molto schietto e diretto ed offre un primo supporto all'identificazione dell'origine del malessere. Il divenirne consapevoli spesso non significa avere chiarezza sulla natura del disagio, ma dare inizio ad un percorso volto a svelarla. Entra in gioco a questo punto la capacità di restare aperti al disagio, quando la reazione immediata sarebbe quella di resistervi o ignorarlo. L'apertura deve essere totale, includendo quotidianità, percezione, sogni, intuizioni, pensieri ricorrenti, immagini e ricordi. Questo passaggio può richiedere molto tempo, ma se si nutre la pazienza, il velo nebuloso che ci divide dalla comprensione diviene sempre più sottile fino a scomparire. 
Un aiuto pratico ad alleggerire l'impatto del disagio, accogliendone la sofferenza, è il movimento. Ogni malessere genera un blocco energetico e non adagiarsi in questa immobilità, ma inserirvi l'intento di lavorarci - supportando lo scorrere dell'energia - è di grande beneficio. A volte anche dalla pratica corporea, se eseguita in modo consapevole, possono emergere informazioni importanti a donare chiarezza. Anche semplici esercizi, come quelli proposti nel libro "IL RITMO DEL CORPO" possono essere molto efficaci. 
In caso di dolore, la mente rappresenta l'ostacolo maggiore ad un atteggiamento di apertura per via dei suoi suoi pensieri ossessivi ed estremamente soggettivi; la concentrazione sul corpo e sul suo movimento aiuta a distogliere l'attenzione dagli scenari bui e apocalittici che la sofferenza genera. Solitamente si ha difficoltà a riposare e a staccare la spina, per cui le coccole a se stessi, dedicandosi del tempo per fare ciò che più ci piace è un'ottima iniziativa.
Un'elevata dose di fiducia è l'antidoto migliore ad una mente prevaricante, mentre una respirazione  profonda e consapevole ne favorisce il contenimento.
Inutile aggiungere che la prima domanda da porsi all'insorgenza del malessere è: voglio veramente guarire? Sono pronto a scegliere di stare bene e a lasciar andare ciò che mi fa stare male?





sabato 5 novembre 2016

IL GIUDIZIO NEL CORPO

Oggi propongo un post alternativo, di riflessione sul giudizio. Il giudizio è di natura mentale. La mente è strumento di discernimento ed è grazie ad esso che l'uomo attua la sua libertà di scelta.
Scelta consapevole quando la mente è al servizio del cuore. Scelta inconsapevole quando la mente  si muove in modo indipendente  e non sottosta alla funzione unificante del cuore.
Il giudizio  divide inevitabilmente la nostra percezione della realtà essendo diretto dalla mente che solo attraverso la separazione degli opposti può operare una scelta.
Proviamo a visualizzare questo giudizio come un blocco nello stomaco: d'altra parte ritengo sia capitato a tutti di percepire un peso sullo stomaco quando ci si trova a digerire una situazione "faticosa" perchè giudicata "sbagliata" dal filtro dei nostri schemi mentali.  E pensiamo a questo blocco proprio come al filtro della mente che divide e separa l'informazione che arriva in due canali emotivi opposti e contrastanti (giusto e sbagliato ad esempio). Se ci troviamo in una situazione  in cui riteniamo "giusto" esserci, ma che allo stesso tempo giudichiamo "sbagliata", vivremo, infatti, un forte disagio. 
Osserviamo allora il procedere di questa informazione proprio come se si trattasse di un bolo alimentare: la ingoiamo e nello stomaco non la digeriamo e la sezioniamo in due parti contrastanti dove quella sinistra del sentire si oppone a quella destra dell'agire: questa separazione avviene nel nostro intestino, creando un nuovo blocco e impedendoci di lasciare andare l'informazione, espellendola. Ci sentiremo gravati da un enorme peso sullo stomaco e travolti da emozioni contrastanti: risultato, un gran bel malessere.
Facciamo intervenire sulla situazione una nuova energia, quella del cuore, che illumina il blocco e lo scioglie. Possiamo fare una semplice meditazione per rendere questo passaggio più concreto: visualizziamo il blocco come una roccia, una zolla di terra o come la nostra fantasia ci rimanda. Più rimaniamo focalizzati sul blocco più ci estranieremo dal flusso dei pensieri e potremo percepire un aumento della salivazione. Deglutiamo allora questa saliva, l'energia del cuore, in piccole parti e permettiamo ad essa di scavare dei piccoli rivoli all'interno del nostro blocco, per trasformarlo. Magari non riusciremo a scioglierlo completamente, ma con il tempo potremo rendere il nostro giudizio sempre meno impattante. Se continuate ad osservare la saliva che scende, noterete che non si divide più e l'azione unificatrice del cuore avrà attuato la sintesi necessaria affinchè l'informazione attraversi l'intestino fino a sfociare negli organi deputati allo smaltimento delle scorie. A  quel punto sarà possibile lasciar andare le feci ed insieme ad esse la situazione.
Avete mai notato che quando ci carichiamo di "tossine" (viviamo male situazioni, siamo stravolti dalle emozioni...) al peso sullo stomaco è spesso collegato il blocco intestinale o la scarica di feci non elaborate? 
D'ora innanzi, provate ad utilizzare questa visualizzazione quando realizzate di essere nel giudizio. Staccate la spina mentale concentrandovi sul percorso dell'informazione e manifestate il vostro intento consapevole volto a scardinare gli schemi abituali del giudizio deglutendo la saliva a piccoli sorsi.
Buon lavoro e fatemi sapere come funziona!