Visualizzazione post con etichetta giudizio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giudizio. Mostra tutti i post

giovedì 12 luglio 2018

IL RIGIDO "COLLETTO"

C'era una volta un rigido colletto
che non voleva vedere altro che se stesso.
Dritto e impettito
il colletto 
sosteneva uno sguardo critico
a scandagliare la linea retta avanti a sè.
Il colletto
era inconsapevole della sua rigidità,
ma un bel giorno
una piuma lo sfiorò di lato
e lui, incuriosito, non fu in grado di voltarsi
per scoprire la radice di una percezione così desueta.
Il colletto si innervosì
e si irrigidì ulteriormente,
 riducendo ancor di più
la sua capacità di movimento.
Il tempo passò e il "colletto" si pietrificò.
Quando guardo quella strana statua
con una piuma delicatamente appoggiata sul capo,
sorrido,
alla leggerezza.







lunedì 4 giugno 2018

INVECCHIARE CON IL PROPRIO CORPO

Quando ci guardiamo allo specchio, l'immagine che esso ci rimanda può scatenare in noi emozioni e sensazioni molto diverse. Ci sono giorni in cui ci vediamo in forma, giorni in cui ci sentiamo degli zerbini usati, altri in cui siamo ipercritici verso noi stessi e ogni piccola imperfezione ci appare gigante, altri in cui ci vediamo perfino belli. 
Osservando il nostro sguardo possiamo riconoscerci e sentirci a casa oppure scorgervi emozioni così intense (tristezza, rabbia ...) da destabilizzarci.  A volte possiamo guardarci e vivere un senso di estraneità nei confronti di quegli occhi che pur appartenendoci ci appaiono così lontani.
Eppure siamo sempre noi: a fare la differenza è come ci osserviamo.
Se siamo di cattivo umore o arrabbiati tutto sarà in salita. Se viviamo male il fatto di invecchiare ogni piccola ruga si trasformerà in una valle di lacrime. Se siamo in salute, il tempo è bello e le cose girano per il verso giusto sapremo anche passare sopra alle occhiaie e trovare carino quel tocco di  vissuto che rende affascinante il nostro splendido viso.
E' buffo se ci pensate. 
Immaginiamo un'intera parure di occhiali dalle lenti colorate: ogni mattina ci alziamo, scegliamo un paio di occhiali e la nostra giornata sarà rosa, azzurro cielo, marrone, nera ... 
E proprio mentre noi indosseremo le lenti colorate, il nostro corpo sospirerà consapevole del lamento più o meno serrato della giornata. Il cuore gli darà una pacca sulla spalla e sorridendo ammiccherà alla mente che fa le flessioni per prepararsi a sparare a zero sulla crocerossa.
Considerando che le lenti chiare sono rare e fuori moda, non possiamo lamentarci se il nostro corpo ogni tanto si prende una vacanza e si ammala. 

"Convivere con dei brontoloni lamentosi non è semplice  e alla distanza è inevitabile portarne i segni." Firmato il tuo corpo.




martedì 22 maggio 2018

L'IMPERFEZIONE

Il nostro corpo è unico
e nell'unicità manifesta la sua ricchezza.
Di fronte al nostro corpo
spesso siamo critici
per la tendenza a voler corrispondere ad un ideale di bellezza conforme.
Di fronte alle nostre fragilità e paure
spesso siamo critici
per la tendenza a voler corrispondere ad un'immagine di successo
dettata dalle mode.
Fuggiamo l'essere
per ricercare l'apparire
e viviamo con sofferenza il nostro dono più grande:
l'unicità.
Manifestiamo disagio di fronte alla diversità
attraverso comportamenti iperattivi di compensazione
e un approccio giudicante
che come uno specchio
ci rimanda 
la mancata accettazione della nostra imperfezione.
Il nostro corpo, il nostro modo di essere, di sentire, di pensare, di agire,
NOI 
siamo unici
e nell'unicità manifestiamo la nostra ricchezza.




giovedì 21 settembre 2017

IN BARCA NEL MARE IN BURRASCA

Immaginate una nave, di quelle abbastanza grandi da contenere diverse persone. Immaginate il mare in tempesta, le onde alte, il vento forte, la nave che oscilla paurosamente. Ora osservate le persone intorno a voi: c'è panico, agitazione, terrore. Come reagireste in questa situazione? Vi dareste da fare o vi abbattereste sotto il peso di quanto sta accadendo? Immaginate entrambe le reazioni: attività e passività.
Ora introduciamo un osservatore esterno agli eventi: la consapevolezza.
Ogni occupante della nave può fare la differenza con il suo atteggiamento. Vi è un'unica nave ed il mantenerla funzionale diviene prioritario per la sopravvivenza. La paura è irrazionale: genera emozioni a raffica e caos tra le persone proprio quando  l'unione e la collaborazione sarebbero indispensabili. 
Attraverso gli occhi della consapevolezza immaginate ora nuovamente la nave: da un lato le persone attive, dall'altro quelle passive, tutte in grande stato confusionale. L'equilibrio è nel mezzo e viene mantenuto tale da una posizione equivalente delle due direzioni.
Infatti, un'attività sconsiderata risulta nociva tanto quanto la passività. Questo significa che non possiamo ergerci a giudici e stabilire cosa sia giusto o sbagliato in assoluto. Ci sono momenti in cui la passività stimola la pausa necessaria ad evitare "reazioni" inconsapevoli e ci sono momenti in cui è determinante agire. Entrambi i comportamenti sono essenziali all'equilibrio.
Questo ci dovrebbe far riflettere quando guardiamo all'altro ed ai suoi comportamenti con severità di giudizio; allo stesso modo ci dovrebbe aiutare a non dimenticare mai che la nave sulla quale siamo imbarcati è la stessa e che nelle difficoltà diviene tutto molto più complicato.
E qui mi fermo.
Ho farneticato alla grande? Forse. O forse no.

PS: E se consideriamo la parte destra del nostro corpo come parte attiva e quella sinistra come parte passiva, a seguito della lettura, come ci sentiamo? In equilibrio?




sabato 5 novembre 2016

IL GIUDIZIO NEL CORPO

Oggi propongo un post alternativo, di riflessione sul giudizio. Il giudizio è di natura mentale. La mente è strumento di discernimento ed è grazie ad esso che l'uomo attua la sua libertà di scelta.
Scelta consapevole quando la mente è al servizio del cuore. Scelta inconsapevole quando la mente  si muove in modo indipendente  e non sottosta alla funzione unificante del cuore.
Il giudizio  divide inevitabilmente la nostra percezione della realtà essendo diretto dalla mente che solo attraverso la separazione degli opposti può operare una scelta.
Proviamo a visualizzare questo giudizio come un blocco nello stomaco: d'altra parte ritengo sia capitato a tutti di percepire un peso sullo stomaco quando ci si trova a digerire una situazione "faticosa" perchè giudicata "sbagliata" dal filtro dei nostri schemi mentali.  E pensiamo a questo blocco proprio come al filtro della mente che divide e separa l'informazione che arriva in due canali emotivi opposti e contrastanti (giusto e sbagliato ad esempio). Se ci troviamo in una situazione  in cui riteniamo "giusto" esserci, ma che allo stesso tempo giudichiamo "sbagliata", vivremo, infatti, un forte disagio. 
Osserviamo allora il procedere di questa informazione proprio come se si trattasse di un bolo alimentare: la ingoiamo e nello stomaco non la digeriamo e la sezioniamo in due parti contrastanti dove quella sinistra del sentire si oppone a quella destra dell'agire: questa separazione avviene nel nostro intestino, creando un nuovo blocco e impedendoci di lasciare andare l'informazione, espellendola. Ci sentiremo gravati da un enorme peso sullo stomaco e travolti da emozioni contrastanti: risultato, un gran bel malessere.
Facciamo intervenire sulla situazione una nuova energia, quella del cuore, che illumina il blocco e lo scioglie. Possiamo fare una semplice meditazione per rendere questo passaggio più concreto: visualizziamo il blocco come una roccia, una zolla di terra o come la nostra fantasia ci rimanda. Più rimaniamo focalizzati sul blocco più ci estranieremo dal flusso dei pensieri e potremo percepire un aumento della salivazione. Deglutiamo allora questa saliva, l'energia del cuore, in piccole parti e permettiamo ad essa di scavare dei piccoli rivoli all'interno del nostro blocco, per trasformarlo. Magari non riusciremo a scioglierlo completamente, ma con il tempo potremo rendere il nostro giudizio sempre meno impattante. Se continuate ad osservare la saliva che scende, noterete che non si divide più e l'azione unificatrice del cuore avrà attuato la sintesi necessaria affinchè l'informazione attraversi l'intestino fino a sfociare negli organi deputati allo smaltimento delle scorie. A  quel punto sarà possibile lasciar andare le feci ed insieme ad esse la situazione.
Avete mai notato che quando ci carichiamo di "tossine" (viviamo male situazioni, siamo stravolti dalle emozioni...) al peso sullo stomaco è spesso collegato il blocco intestinale o la scarica di feci non elaborate? 
D'ora innanzi, provate ad utilizzare questa visualizzazione quando realizzate di essere nel giudizio. Staccate la spina mentale concentrandovi sul percorso dell'informazione e manifestate il vostro intento consapevole volto a scardinare gli schemi abituali del giudizio deglutendo la saliva a piccoli sorsi.
Buon lavoro e fatemi sapere come funziona!