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mercoledì 29 novembre 2017

INSICUREZZA E PAURA

Muovo un passo in avanti.
Mi volto indietro.
Avrò fatto bene?
Mi guardo intorno.
Non trovo certezze.
Avrò fatto bene?
L'insicurezza, il dubbio e la paura
mi ancorano a quel passo più del necessario.
Tornare indietro non è possibile.
Andare avanti richiede coraggio.
Stare mi rende irrequieto.
Avrò fatto bene?
Respiro profondamente,
rilascio le tensioni del corpo
e ascolto le emozioni, osservandole.
Il mio corpo sa che quel passo era necessario ed è stato fatto.
Riporto l'attenzione al presente.
Altri passi mi attendono.





martedì 21 novembre 2017

IL TEMPO NEL CORPO

Ascolto il corpo.
I bisogni fisiologici scandiscono il tempo:
riposo, nutrizione, esercizio, amore, rilassamento, bagno.
I bisogni della mente
riducono, ritagliano, costringono e restringono quel tempo.
Ascolto il corpo
e la sua ribellione.
Faccio finta di niente:
mi ammalo.
Accolgo i segnali della rivolta:
imbriglio la mente e la metto al servizio del corpo.
Convivere e stare bene con il proprio corpo è possibile
quando c'è rispetto.








mercoledì 15 novembre 2017

TUTTO IL CORPO IN UN BLOCCO

Avete mai percepito il vostro corpo duro come un blocco di granito? 
E, allo stesso tempo, vi siete mai sentiti confusi e frustrati?

Immaginate di voler muovere una gamba in avanti e all'indietro nello stesso momento: se la forza che mettete in entrambi i movimenti è similare, probabilmente non riuscirete a spostarla di una virgola e il corpo entrerà in tensione e si irrigidirà. Lo stesso accade quando sentiamo intimamente nel cuore di voler andare in una direzione e la nostra mente produce infinite giustificazioni per indurci ad andare in direzione opposta o per mantenere inalterato lo stato delle cose che vorremmo cambiare. La confusione e la rigidità sono l'effetto manifestato di questa contraddizione interiore. 
Se siamo osservatori attenti, percepiremo questa confusione, ad esempio, in coloro che ci dicono una cosa e ne fanno un'altra (e magari ne pensano una terza...). Se focalizziamo l'attenzione sul corpo di queste persone, noteremo quanto i movimenti siano poco fluidi, le spalle siano tese, lo sguardo sfuggente, il viso contratto ...
E' facile riconoscere questa rigidità negli altri, ma è molto più difficile riconoscerla in noi stessi. 
Ci identifichiamo così profondamente con il vissuto e le situazioni, da perdere il contatto con la nostra interiorità. 
Quando ci sentiamo confusi e bloccati, perdiamo, inoltre, quella fiducia in noi stessi così importante per cambiare prospettiva di ossevazione: così disperdiamo le nostre energie all'esterno nella disperata ricerca di un salvatore in grado di dipanare l'intricata matassa di aspettative e desideri che avvolge il nostro cuore. Non ci viene neanche in testa di provare a dipanare la matassa da soli in quanto ci sentiamo impotenti di fronte ad essa: così ci rifugiamo nell'illusione che qualcuno sia in grado di fare per noi quello che noi stessi non siamo in grado di fare. E la matassa cresce, si irrobustice e si trasforma in un bozzolo minerale di rigidità e chiusura dove nulla esce e nulla entra. L'altro aspetto di tale approccio è la contraddizione esteriore (che specchia quella interiore) che si manifesta nella forsennata ricerca di qualcuno che sia in grado di farci vedere la nostra illusione e quando lo troviamo ci fa scappare a gambe levate verso qualcun'altro in grado di supportarla. 
Gente strana noi umani stratificati.





venerdì 3 novembre 2017

FORZA FISICA E FORZA INTERIORE

La forza dentro di noi è un seme che va coltivato.

Oggi vorrei riflettere su queste parole, partendo dalla fisicità. 
Ci sentiamo forti quando il nostro corpo risponde con flessibilità e prontezza alle nostre richieste. Naturalmente un buon tono muscolare è frutto di un allenamento regolare. Nessuno di noi nasce atletico, ma ognuno di noi, rispettando il proprio corpo e la sua elasticità, può migliorarne la  forma fisica con una pratica costante. Un'immobilità prolungata del corpo si manifesta con rigidità e blocchi che solo un movimento lento e graduale può sciogliere. A seguito di queste considerazioni, possiamo identificare la forza fisica come una potenzialità che adeguatamente sviluppata renderà il nostro corpo pronto a rispondere alle nostre esigenze. 
Questo significa poter contare sul proprio corpo nel rispetto della propria unicità. 
Per iniziare a divenire consapevoli del nostro stato fisico, la pratica suggerita dal volume IL RITMO DEL CORPO rappresenta uno strumento efficace ed accessibile a tutti. 

Allo stesso modo esiste una forza interiore che appartiene a ciascuno di noi e va sviluppata allo stesso modo. Non si nasce forti, ma lo si diventa imparando ad affrontare le difficoltà e le prove della vita con fiducia e sicurezza in se stessi. Siamo soliti definire le persone tutte d'un pezzo come persone forti: qui vorrei stimolare una riflessione sulla differenza tra forza e rigidità. La forza è flessibile e non presuppone una resistenza ad oltranza di fronte agli eventi, ma l'essere resilienti di fronte ad essi ( per approfondire il concetto di  Resilienza ). La rigidità, al contrario, ci trasforma in un blocco di marmo capace di resistere fintanto che non intervengono situazioni in grado di disgregarlo (in quel momento la "forza rigidità" collassa nella debolezza che ha tentato inutilmente di proteggere). 
A parole sembre tutto molto semplice, ma la pratica è tutt'altra cosa. Forse per via di una visione che identifica le debolezze e le paure in assenza di forza e ci induce a rifiutarle o a nasconderle persino a noi stessi. Il volume IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI propone di guardare alle cose cambiando prospettiva e stimola un percorso di accettazione consapevole; ne propongo un estratto:

"Le debolezze dell'essere non devono essere giudicate, ma accettate come parte di noi.
Il rifiuto o il contrasto non aiutano in alcun modo ad elaborarne il significato,
esplicitato nell'insegnamento che dobbiamo imparare per la nostra crescita evolutiva.
La via di fuga è solitamente il percorso più battuto, 
ma, inevitabilmente, non farà che rimandare lo scontro con le stesse debolezze nel tempo.
La nostra più importante lezione evolutiva è proprio racchiusa nelle nostre debolezze, 
e la loro accettazione,
volta al superamento delle stesse,
è un primo passaggio verso un'ascesa spirituale di rilievo."







martedì 17 ottobre 2017

CHI SONO? COSA SONO?

“Fama o persona, quale ti è più cara?
Persona o beni, cosa conta di più?
Ottenere o perdere, cos’è una disgrazia più grande?
L’eccessiva avarizia porta a grandi sprechi,
l’eccessiva accumulazione porta a grandi perdite.
Riconosci la sufficienza: nessuna vergogna.
Riconosci quando fermarti: nessun pericolo.
Così puoi durare a lungo.
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini 




Quando si approfondisce il lavoro su di sé, è quasi impossibile non porsi la domanda: “Chi sono?” e realizzare quanto sia difficile rispondervi. L’azione esteriore assorbe la quasi totalità dell’energia a nostra disposizione tanto che rischiamo di identificarci con essa, perdendo il contatto tra mente e corpo e comportandoci per la maggior parte del tempo in modo automatico. La mente è iperattiva e il corpo subisce passivamente le sue direttive. L’attenzione è completamente focalizzata all’esterno: sul risultato, sul mantenimento di un’immagine o di un ruolo, sull’altra domanda che ci caratterizza: “Cosa sono?”.
La mancata identificazione tra “Chi sono” e “Cosa sono” genera lo spazio per la formazione dell’ego e delle tante tensioni a cui sottoponiamo il corpo per soddisfare le sue infinite pretese. Per stare bene è importante accogliere la propria natura nella sua totalità di materia e spirito, ed il corpo si rivela in questo lavoro un valido aiuto. Studiare e ascoltare la fisicità significa aprirsi alla comprensione del cuore, che attraverso il corpo si manifesta. Questo passaggio stimola una consapevolezza profonda della disarmonia esistente tra “chi sono” e “cosa sono” in quanto la presenza di stati di disagio, che emerge da un ascolto consapevole, illumina la discrepanza tra lo stato fisico e uno stato mentale che spesso tende ad ignorare il malessere a favore del soddisfacimento di desideri e obiettivi materiali considerati prioritari. Questa reiterata tendenza a trascurare i segnali del corpo ci ha resi, gradatamente, insensibili ad essi, allontanandoci, inevitabilmente, dalla nostra essenza. Il ritmo frenetico che scandisce le nostre vite ne è un esempio eclatante: difficilmente siamo in sintonia con il ritmo della natura dettato dall’alternarsi di luce e buio e delle stagioni. All’attività segue raramente un adeguato riposo, l’alimentazione è spesso disordinata e il lavoro si svolge uniformemente durante l’arco dell’anno, senza prestare particolare attenzione alle condizioni climatiche e ai conseguenti cambiamenti del corpo. Il malessere generalizzato che caratterizza la civiltà attuale è la manifestazione tangibile del profondo smarrimento che coinvolge l’uomo a causa di questo atteggiamento.
Gli antichi testi cinesi insegnavano come prendersi cura di sé, nutrendo il corpo e ritirandosi nell’assenza di pensieri per alimentare il cuore e la naturale spontaneità di adattamento al movimento della vita. Il ritorno all’ascolto del proprio corpo diviene, quindi, la strada diretta e più semplice per arrivare al cuore e tornare a vedere le cose così come sono, nella loro infinita rete di relazioni e movimento, dove il cambiamento non è più fonte di instabilità, ma il semplice fluire della vita. 
"IL RITMO DEL CORPO Muoversi con consapevolezza" apre le porte all'ascolto del corpo e alla via del cuore, per imparare a conoscersi ed amarsi.




mercoledì 13 settembre 2017

UN SINCERO COMPAGNO DI VIAGGIO

Imparando ad ascoltarmi e a conoscermi in profondità, ho scoperto un meraviglioso compagno di viaggio: il mio corpo. Un alleato sincero e schietto che, senza mezzi termini, rimanda al mittente le illusioni della mente. 
Per questa ragione ho sempre considerato il corpo come lo specchio del cuore. 
E' una bella fortuna avere a portata di mano (!) un amico così prezioso: a volte, però, quando ci urla insistentemente ciò che non vogliamo sentire, il corpo si trasforma in un amico ingombrante e preferiamo chiuderlo nel congelatore in cantina per metterlo a tacere. Ce ne ricordiamo solo quando va via la corrente e lo scantinato si allaga. Allora sono guai perchè ascoltare i segnali del corpo quando vengono urlati a squarciagola tutti insieme crea confusione. Per questo il corpo ci ferma, affinchè con calma asciughiamo l'acqua in cantina e rendiamo nuovamente sano e arieggiato l'ambiente che abbiamo utilizzato per stipare giustificazioni, maschere, illusioni, debolezze e paure.
Il corpo, amico paziente e tollerante, ci osserva in mille faccende affaccendati e sorride in attesa di coccole. Infatti, le coccole sarebbero ragionevolmente la direzione migliore per recuperare un'amicizia, ma talvolta siamo così ostinati ed arrabbiati con il nostro corpo, che ha avuto la presunzione di mandare all'aria i nostri piani, da togliergli il saluto. 
Il corpo, a quel punto, sgrana gli occhi dallo stupore: "Come pensano di vivere senza di me?"
Gente strana noi umani immortali.





mercoledì 23 agosto 2017

CIRCOLARITA'

Distendo le braccia lateralmente e ruoto su me stessa
in senso orario ed antiorario.
Avanti ed indietro lungo il percorso
in un flusso ininterrotto che si ricongiunge.
Come scelgo di ruotare dipende da me:
mantengo fisso il mio centro
e accolgo la totalità di ciò che sono.
La mia circolarità si ripete,
si riposa, prosegue, ritorna
nella danza della vita e della morte.
La mia circolarità si dilata con il respiro
e il cuore si espande
ad illuminare il mio sguardo.






giovedì 6 luglio 2017

CENTRATURA

Impara a stare
come un albero grazie alle sue profonde radici.
Impara ad osservare
come un albero senza intervenire.
Impara ad ascoltare
come un albero senza parlare.
Impara a crescere
come un albero nonostante gli attacchi e le ferite.
Impara a divenire flessibile
come un albero di fronte alle intemperie.
Impara a fiorire
come un albero in primavera.
Impara a donare frutti
come un albero in estate.
Impara a lasciar andare
come un albero in autunno.
Impara ad accogliere l'immobilità
come un albero in inverno.


"Perciò il saggio agisce senza far nulla e insegna senza parole.
Le innumerevoli creature emergono e egli non se ne ritrae.
Le nutre senza renderle dipendenti.
Agisce senza appropriarsi di nulla.
Non si sofferma sui risultati della sua opera
e per questo essi sono durevoli."
LAO TSU - Tao Te Ching

Oropa





domenica 25 giugno 2017

NON APPARTENENZA

Osservo e ascolto il mio corpo.
Se focalizzo l'attenzione sulla mancanza di legami
fatico a definire la mia personalità:
crolla l'immagine di chi pensavo essere.
Se mi concentro sull'assenza di limiti
prende forma la mia libertà.
Chi sono?
Sono le mie scelte, le mie esperienze, il mio manifestarmi giorno per giorno.
Sono un corpo in movimento,
 un cuore che batte
 e danza il fluire della vita.