martedì 12 giugno 2018

LA RABBIA NEL CORPO

Immaginate di avere un fuoco al vostro interno e di attizzarlo continuamente. La pelle e gli occhi si arrossano, la testa pulsa, il cuore accelera, il respiro si fa molto superficiale con momenti di apnea e il  corpo impiega tutte le sue energie per riportare equilibrio. In tutta questa confusione, la mente allaga il sentire e trasforma il disagio fisico in legna da ardere: il fuoco divampa e mantenere il controllo diviene impossibile. L'incendio esplode tutto intorno incenerendo ogni cosa o implode autodistruggendo il sistema (il corpo si ammala).
Questo è quanto accade dentro di noi quando siamo arrabbiati e ci identifichiamo con la rabbia.
Ci trasformiamo in draghi sputafuoco o ci annientiamo da soli, mandando in tilt il nostro organismo.
Cosa accade, invece, quando  proviamo rabbia e abbiamo la consapevolezza di non identificarci con essa?
Osserviamo il fuoco al nostro interno e portiamo l'attenzione al corpo (terra) per contenerlo. Percepiamo la tensione e cerchiamo di scioglierla, rallentiamo e approfondiamo  il respiro per calmare il cuore e manteniamo l'attenzione sul corpo per limitare il dilagare di pensieri incendiari.
Il fuoco crea energia e non possiamo pensare di spegnerlo e basta al riparo dalle conseguenze (frustrazione, rabbia repressa, tristezza). 
Possiamo trasformare l'energia del fuoco in energia creativa con il movimento (con la danza o il giardinaggio, ad esempio) o con attività di nostro gradimento (pittura, scrittura, cucina). 
Questa capacità trasformativa si acquisisce con pazienza e disciplina: le prime volte non sarà semplice fare qualcosa con la rabbia che ci brucia, ma il lavoro sul corpo sarà un primo passo che ci farà stare meglio evitandoci situazioni di cui poi potremmo rammaricarci in seguito. 
Con calma impareremo a contenere il calore e saremo pronti  a trasformare il disagio in benessere e gratificazione con il movimento o dedicandoci a ciò che ci piace.










lunedì 4 giugno 2018

INVECCHIARE CON IL PROPRIO CORPO

Quando ci guardiamo allo specchio, l'immagine che esso ci rimanda può scatenare in noi emozioni e sensazioni molto diverse. Ci sono giorni in cui ci vediamo in forma, giorni in cui ci sentiamo degli zerbini usati, altri in cui siamo ipercritici verso noi stessi e ogni piccola imperfezione ci appare gigante, altri in cui ci vediamo perfino belli. 
Osservando il nostro sguardo possiamo riconoscerci e sentirci a casa oppure scorgervi emozioni così intense (tristezza, rabbia ...) da destabilizzarci.  A volte possiamo guardarci e vivere un senso di estraneità nei confronti di quegli occhi che pur appartenendoci ci appaiono così lontani.
Eppure siamo sempre noi: a fare la differenza è come ci osserviamo.
Se siamo di cattivo umore o arrabbiati tutto sarà in salita. Se viviamo male il fatto di invecchiare ogni piccola ruga si trasformerà in una valle di lacrime. Se siamo in salute, il tempo è bello e le cose girano per il verso giusto sapremo anche passare sopra alle occhiaie e trovare carino quel tocco di  vissuto che rende affascinante il nostro splendido viso.
E' buffo se ci pensate. 
Immaginiamo un'intera parure di occhiali dalle lenti colorate: ogni mattina ci alziamo, scegliamo un paio di occhiali e la nostra giornata sarà rosa, azzurro cielo, marrone, nera ... 
E proprio mentre noi indosseremo le lenti colorate, il nostro corpo sospirerà consapevole del lamento più o meno serrato della giornata. Il cuore gli darà una pacca sulla spalla e sorridendo ammiccherà alla mente che fa le flessioni per prepararsi a sparare a zero sulla crocerossa.
Considerando che le lenti chiare sono rare e fuori moda, non possiamo lamentarci se il nostro corpo ogni tanto si prende una vacanza e si ammala. 

"Convivere con dei brontoloni lamentosi non è semplice  e alla distanza è inevitabile portarne i segni." Firmato il tuo corpo.




mercoledì 30 maggio 2018

L'ANARCHIA DEL CORPO

Proviamo a immaginare
un corpo in anarchia.
La testa tra le nuvole 
insegue il sogno dell'illusione,
mentre la gamba sinistra va a sinistra,
 la gamba destra va a destra,
e i fianchi tengono a dura forza la posizione.
Lo stomaco è in subbuglio,
l'intestino è agitato,
il cuore, chiuso in una gabbia, batte a rilento.
Il braccio destro insegue l'indice puntato,
 il braccio sinistro scherma i colpi di ritorno
e le spalle curve subiscono in silenzio.
Il collo irrigidito 
sostiene uno sguardo allucinato
mentre la bocca parla, parla e non si ferma più
tanto che le orecchie hanno smesso di ascoltare.
Proviamo a immaginare 
un corpo in anarchia.
E ora guardiamo al mondo che ci circonda.
Siamo in grado di definire dove finisce l'uno e inizia l'altro?








martedì 22 maggio 2018

L'IMPERFEZIONE

Il nostro corpo è unico
e nell'unicità manifesta la sua ricchezza.
Di fronte al nostro corpo
spesso siamo critici
per la tendenza a voler corrispondere ad un ideale di bellezza conforme.
Di fronte alle nostre fragilità e paure
spesso siamo critici
per la tendenza a voler corrispondere ad un'immagine di successo
dettata dalle mode.
Fuggiamo l'essere
per ricercare l'apparire
e viviamo con sofferenza il nostro dono più grande:
l'unicità.
Manifestiamo disagio di fronte alla diversità
attraverso comportamenti iperattivi di compensazione
e un approccio giudicante
che come uno specchio
ci rimanda 
la mancata accettazione della nostra imperfezione.
Il nostro corpo, il nostro modo di essere, di sentire, di pensare, di agire,
NOI 
siamo unici
e nell'unicità manifestiamo la nostra ricchezza.




giovedì 17 maggio 2018

STARE NEL DOLORE


Quando ci si dispone all'ascolto del proprio corpo in silenzio e senza aspettative, le tensioni latenti si manifestano e la sofferenza della mente trova spazio nella fisicità. Un momento prima il corpo sta bene e quando ci apriamo ad esso mostra segnali precisi.

Impara a stare nel dolore
senza rifiutarlo o fuggirlo.
Impara ad ascoltare il corpo
e la sua sofferenza.
Respira profondamente 
e accogli il sentire,
la fragilità che esso racchiude
è parte di te.
Una parte mai curata ed esplorata,
per paura.
Non aver timore di percepirne la forza,
non aver paura di perdere l'equilibrio illusorio
che hai costruito su fondamenta di sabbia.
Accogli il vuoto che quella parte non integrata ha creato
e poco per volta riempilo di consapevolezza.
La tensione si scioglie
in un cuore che batte in armonia con il corpo.







giovedì 10 maggio 2018

LE PARTI DI ME

Quante parti compongono il mio corpo.
Sono in armonia tra loro?
Sono in grado di dialogare e cooperare?
L'equilibrio è nella totalità.
La gioia è  manifestazione di armonia.
Il dolore è  mancanza di armonia.
L'indifferenza è inconsapevolezza.
Osserva, ascolta, accogli le tue parti
così che la loro energia possa integrarsi.






lunedì 7 maggio 2018

LA VITA E LA MORTE

"Occorre ripristinare una cultura che non si ponga, rispetto alla morte, in un rapporto di semplice opposizione, che non la percepisca solo come la massima patologia del corpo, ma anche come un'esperienza di trasformazione dell'anima, e che non cerchi di negarla, sentendola solo come fine, ma la valuti anche, simbolicamente, come inizio. La società in cui l'iniziazione aveva un ruolo istituzionale era anche una società in cui la morte aveva un posto ufficiale. Queste due condizioni sono venute a mancare, non a caso, contemporaneamente."

Luigi Zoja, Nascere non basta. Iniziazione e tossicodipendenza, Raffaello Cortina, Milano 1985


Queste parole di Zoja sono un importante spunto di riflessione. In una società in cui è scomparso il concetto di limite, il senso di inadeguatezza e di inibizione hanno invaso le nostre vite.
Pensiamo alla malattia del corpo e al nostro approccio quasi sempre diretto a ricercare una cura efficace e immediata. Raramente ci soffermiamo a cercare di capire cosa la malattia ci segnala, così come spesso restiamo indifferenti ai bisogni fisiologici del nostro corpo (riposo, alimentazione corretta...) come se avessimo paura di riconoscere la nostra umana fragilità in una società che persegue la perfezione al di là di ogni limite. 



Foto Donatella Coda Zabetta
"La Pietà" di Michelangelo