mercoledì 22 aprile 2020

UN CORPO IN STAND-BY

Un corpo in stand-by. 
Immobile per colpa del virus, il "nemico" invisibile.
Un corpo non ascoltato e messo a tacere.

Un corpo in stand-by e una mente iperattiva.
Il disequilibrio che sta travolgendo l'uomo è molto più pericoloso di un virus.
E' la manifestazione della dissociazione corpo-mente.

Un corpo in stand-by ci rende alberi senza radici.
Vulnerabili alle intemperie, incapaci di stabilità e discernimento.
Il filtro sensoriale non limita più la mente.

Un corpo in stand-by ci rende alberi dalla chioma enorme.
Alberi spogli, i cui rami, rinsecchiti dall'assenza di linfa vitale,
si piegano ai venti della manipolazione.

Un corpo in stand-by ci allontana dalla nostra umanità
congelandoci in un inverno senza fine
proprio quando all'esterno la natura riprende a fiorire.

Un corpo in stand-by ha perso il suo ritmo
e la sua spontaneità.
Ha perso la libertà di muoversi e trasformarsi.

Un corpo in stand-by 
è la fotografia più autentica di quanto stiamo vivendo.
Ci stiamo trasformando in automi.


Questa riflessione segue quelle espresse nei seguenti post:

L'immunità di gregge

Ho paura di vivere

Il virus è dentro di noi

Donatella Coda Zabetta



Foto di LJ da Pexels




mercoledì 22 gennaio 2020

SIAMO ISOLE INCONSAPEVOLMENTE COLLEGATE

Siamo isole 
e ci manifestiamo orgogliosi della nostra unicità
emergendo dall'oceano che ci unisce e sotto il cielo che ci sovrasta.
A volte godiamo del riposante calore del sole
volgendo lo sguardo in alto e assopendoci nel benessere.
Altre volte resistiamo alla tempesta
erigendo barriere naturali e chiudendoci all'esterno.
Quando è l'oceano a invaderci
ci difendiamo con alte scogliere
la cui erosione diviene simbolo manifesto delle nostre battaglie.
Quando le onde trascinano via la sabbia dei nostri lidi
oscilliamo impotenti tra il trattenere e il lasciar andare
resistendo con tutte le nostre energie alla forza delle mareggiate.
Raramente ci sfiora il pensiero
che lo stesso sole, le stesse tempeste e le stesse mareggiate
interessano anche le altre isole.
Nello stesso momento le isole più vicine,
in momenti diversi quelle più distanti.
Spesso siamo troppo centrati su noi stessi per accorgercene.
E poi cosa importa, si potrebbe di rimando pensare.
Già. Cosa importa.





martedì 14 gennaio 2020

STARE NELLA CONSAPEVOLEZZA

Resto immobile nel mio corpo.
Amplifico la percezione per coglierne i segnali.
In silenzio mi focalizzo su tensioni e rigidità:
 le sciolgo approfondendo il respiro e con il movimento.
Torno immobile nel mio corpo.
Concentro l'attenzione su inspirazione ed espirazione:
una vibrazione di benessere mi pervade.
Mi immergo nel presente della mia fisicità
accogliendone il rilassamento.
Sono pronta ad approfondire la consapevolezza
rivolgendomi all'interno.
Osservo le emozioni manifestarsi:
le vedo sfrecciare come treni impazziti in tutte le direzioni.
Nel respiro mantengo il mio centro,
nel corpo mi radico.
I pensieri perdono forza e intensità
di fronte al ritmo costante della mia respirazione.
Lo stare nella consapevolezza
è pace e armonia.
Mi apro al cuore con dolcezza.









venerdì 27 dicembre 2019

LE SOVERCHIANTI FRAGILITA' DELL'UOMO

Osservo. Ascolto. E poi osservo di nuovo.
I comportamenti umani con le loro dinamiche mi hanno sempre affascinato.
Così osservo con attenzione i movimenti, i gesti, le tensioni.
Li osservo dispiegarsi, il più delle volte, in modo automatico,
attirati dai fili invisibili del desiderio.
Li riconosco perchè i movimenti si attivano e si esauriscono 
come se tante molle li dirigeressero:
compressione, rilascio, compressione, rilascio,
da una parte all'altra senza sosta.
Mancano di riposo.
Lo stare, infatti, è solo il preludio al movimento successivo.
Lo stare è insopportabile: amplifica vuoto e fragilità.
Per questo il corpo si muove incessantemente 
seguendo le proiezioni della mente in un illusorio atto di onnipotenza.

Osservo. Ascolto. E poi osservo di nuovo.
Tanti corpi vagano disperati alla ricerca del soddisfacimento delle pulsioni
per colmare la frustrazione, la disperazione, l'angoscia.
Con il cibo, l'alcool, il fumo, il sesso, la violenza, la trasgressione
cancellano il disagio in un moto perpetuo verso l'autodistruzione.
Il corpo viene usato, bistrattato, violentato
fino al suo totale annullamento.
Quando il desiderio lascerà spazio alla morte.

Osservo. Ascolto. E poi osservo di nuovo.
E mi rattristano l'inconsapevolezza e la superficialità.
Mettono in luce la mia umanità,
la mia stessa fragilità,
il mio senso di impotenza di fronte ad una realtà illusoria
che sembra fagocitare gli uomini
per poi sputarli come gusci vuoti incapaci di ritrovare sè stessi.
E mi rattristano la passività e la mancanza di fiducia.
Mettono in luce quanta energia mi sia necessaria
per restare focalizzata sul cuore
e mantenere viva la sua luce.

Osservo. Ascolto. E poi osservo di nuovo.
Non posso che accogliere le tante scelte inconsapevoli 
acuendo la mia stessa consapevolezza.
Cerco di restare centrata e di non perdere fiducia.
Fiducia in un significato più profondo degli eventi
cosciente della limitatezza del mio sguardo
e della mia umanità.







giovedì 12 dicembre 2019

CAMMINO PIANO, A PICCOLI PASSI

Cammino piano, a piccoli passi.
Tutt'intorno il mondo corre veloce
in un vorticoso arrotolarsi su se stesso
alla ricerca del regalo perfetto.

Cammino piano, a piccoli passi.
Non amo la frenesia natalizia.
Non amo il conformismo della festa comandata.
Non amo i sorrisi impostati, le maschere, la superficialità.

Cammino piano, a piccoli passi.
L'inverno è alle porte, la natura lo sa e si prepara.
Il mio corpo ricerca il silenzio e l'interiorità
per accogliere il seme della rinascita con consapevolezza.

Cammino piano, a piccoli passi.
I primi fiocchi di neve mi sfiorano il viso:
il calore li scioglie in lacrime del cielo.
E mentre il terreno si ammanta di una coltre lucente
una stella brilla nel mio cuore.






mercoledì 20 novembre 2019

SENTIRSI BLOCCATI

Quando ci sentiamo bloccati, la mente diviene una fucina di pensieri e di emozioni. Per questo motivo affidarsi al corpo ci aiuta a focalizzare meglio il sentire.
In una situazione di blocco, il corpo ci rimanda una sensazione di pesantezza e immobilità. Se affondiamo in questa percezione invece di fuggirla, noteremo che cela un atteggiamento di chiusura.
Le spalle e il busto tenderanno ad incurvarsi rendendo il respiro superficiale e il corpo sarà caratterizzato da uno stato di tensione e rigidità. Comprensibile l'azione frenetica della mente a contrastare la situazione con una serie inenarrabile di iniziative e idee tese a combattere lo stallo.
Se ci ascoltiamo ancora più profondamente noteremo che è la nostra stessa chiusura a determinare una sorta di circolo vizioso che ci intrappola, come se continuassimo a percorrere ostinatamente la medesima circonferenza a senso unico.
In effetti entriamo in blocco proprio quando scegliamo di concentrarci su qualcosa che non procede secondo i nostri piani e riduciamo la nostra esistenza ad osservare il muro dell'incontrollabile.
Visivamente potremmo immaginarci come statue imbronciate e curve su se stesse, vibranti di frustrazione e sfiancate dallo sforzo di cambiare ciò che non è in nostro potere cambiare.
Ecco nascere le brillanti idee volte a cancellare l'inaccettabile. Esse si susseguono veloci tentando di rimpolpare l'immagine di noi stessi che si sta lentamente sfaldando davanti ai nostri occhi.
E più ci inventiamo soluzioni inconcludenti e più ci sbricioliamo di fronte alla realtà delle cose.
Come si può disgregare lo schema? Restando in apertura.
Come si fa a restare in apertura? Si accetta lo stato delle cose (vi sto prendendo in giro? giammai, leggere il seguito!)
Come si accetta lo stato delle cose? Non identificandosi con l'incontrollabile.
Come si fa a non identificarsi con l'incontrollabile? Lo si osserva con distacco.
Come si fa ad osservare l'incontrollabile con distacco? Si utilizza il corpo e si fa tesoro della consapevolezza che  esiste colui che osserva (il centro del cerchio) e il conosciuto (la circonferenza) e che il conosciuto non definisce mai colui che osserva a meno che quest'ultimo si lasci fagocitare da esso spostandosi sulla circonferenza e iniziando a correrci sopra con ossessiva ostinazione.
Potrei proseguire ad oltranza, ma poi rischio di complicare le cose. 
Mi limiterò a dire che sulla circonferenza vi è un'infinità di conosciuti e se smettiamo di osservarne uno solo potremmo scoprire tante nuove ed interessanti opportunità.








martedì 12 novembre 2019

CAMMINARE IN PUNTA DI PIEDI

Cammino in punta di piedi per non sprofondare.
Mi muovo leggera tra i fili rossi dei giudizi, 
delle critiche, delle manipolazioni.
Osservo i fili tendersi, rompersi, aggrovigliarsi
e formare una rete intricata e fagocitante.
Il mio corpo sente il fuoco della rabbia che li colora,
lo sente fuori e dentro di sé.
Ogni tanto si scotta, 
ma poi ricorda.
Ricorda che quel fuoco non è solo rabbia:
la rabbia ne è una sfumatura,
ma non lo definisce.
Le sue fiamme possono essere ardenti e divoratrici
o arrivare fino al cielo per colorarsi di blu
e creare arte e bellezza.
Cammino in punta di piedi per non sprofondare.
Conosco la mia fragilità, la vedo, la riconosco.
Conosco la mia forza, la vedo, la riconosco.
Cammino in punta di piedi per non sprofondare
in equilibrio tra terra e cielo
mantenendo vivo il fuoco della trasformazione.



Disegno di Chiara Rondoletto