martedì 11 aprile 2017

IL POTERE DELLA MALATTIA

"L'uomo si ammala sempre a causa del potere, che un tempo veniva vissuto in modo più evidente e diretto e oggi si presenta in forme più raffinate: è però sempre il potere quello che tormenta l'uomo. Ogni "io voglio, io desidero" è espressione della brama di potere.
Una delle tecniche attuali più frequenti per esercitare il potere è la malattia. La malattia garantisce oggi al singolo uno spazio libero e non criticabile per i suoi inconsci desideri di potere. E' questo il motivo per cui i malati in realtà non desiderano affatto liberarsi delle loro malattie. I malati dal canto loro negano tutto questo, affermando di aver tentato il possibile per riacquistare la salute. Ma si tratta di alibi! E' ovvio che il malato crede di voler guarire, e questo avviene solo perchè la motivazione della sua malattia non gli è ancora chiara. Una volta che deve decidere tra la malattia e la rinuncia al potere, la scelta è in genere molto difficile.
Il potere è affermazione dell'io, è il tentativo di non sottomersi a regole, di imporre agli altri la propria volontà."



Spiazzante riflessione quella di Dethlefsen. 
Chi non ha mai incontrato l'ipocondriaco per eccellenza?
Chi non ha mai vissuto, almeno una volta, la malattia come l'inderogabile possibilità di staccare la spina?
Chi non è mai oscillato, almeno una volta, da un malessere all'altro per scappare da una situazione o per evitare di assumersi qualche responsabilità?
Il corpo ci rimanda sempre con estrema chiarezza la sofferenza emotiva generata dalla rinuncia al proprio potere personale o scatenata dal tentativo fallito di espanderlo oltre i propri confini individuali. 

sabato 8 aprile 2017

giovedì 30 marzo 2017

IN ARMONIA CON IL PROPRIO CORPO

Ascoltami, osservami, sentimi.
Silenzioso cammino con te.
Accompagno i tuoi passi e le tue cadute,
porto con me le tue gioie e le tue sofferenze .
La mia dedizione è totale.
Il mio linguaggio è specchio del tuo vivere.
Ascoltami, osservami, sentimi.
Cammina con me.

Il tuo corpo



domenica 19 marzo 2017

IL RITMO DEL CORPO AD ALESSANDRIA



LIBRERIA FISSORE

Per rinascere nella primavera 2017 abbiamo pensato che il mezzo migliore fosse mettersi in "ascolto" del nostro corpo. "Ascolto" termine non casuale, in quanto avremo nuovamente nostra ospite Donatella Coda Zabetta che i nostri affezionati hanno già conosciuto un paio di anni fa in occasione della chiacchierata intorno al libro "Il coraggio di ascoltarsi". Ora, sempre per Edizioni Mediterranee" Donatella ci aiuta a muoverci con comprensione con il suo ultimo libro "Il ritmo del corpo". Buon tempo permettendo, sarà il primo incontro del nuovo anno nello spazio esterno della libreria, in Via Caniggia. In collaborazione con Associazione SpazioIdea, OfficinaCittàSolidale e Circolo Provinciale della Stampa.

domenica 12 marzo 2017

ESPERIENZA

Si può condividere solo ciò che si sperimenta in se stessi.
Dopo aver vissuto personalmente un'esperienza ne conosco i limiti, le difficoltà, le potenzialità, i rischi, le illusioni mentali, le percezioni corporee e il loro significato nell'ambito di un lavoro consapevole e, quindi, ho sviluppato l'empatia necessaria alla condivisione.
La condivisione deve basarsi sulla semplicità, sulla consapevolezza e sull'umiltà per poter essere costruttiva per entrambe le parti: chi condivide impara tanto quanto l'altro in un percorso comune e questo non deve mai essere dimenticato. Donando si riceve.
La stesura de "IL RITMO DEL CORPO" si è basata su questi presupposti, offrendo al lettore gli strumenti per fare esperienza.
Spesso in presentazione mi viene richiesto come sia possibile affrontare un percorso di qi gong daoyin da soli senza il supporto di un insegnante.
IL RITMO DEL CORPO non rappresenta un corso di qi gong daoyin tradizionale, ma trae spunto da questa pratica orientale per proporre un movimento consapevole che supporti il contatto con il proprio corpo e ne favorisca la conoscenza.
E' impossibile ascoltare e sentire nello stesso tempo e per questa semplice motivazione un corso di qi gong daoyin tradizionale rappresenta un insegnamento in cui l'insieme dei partecipanti è accompagnato dallo stesso flusso di energia: il seguire il proprio ritmo individuale non è possibile in quanto creerebbe separazione. Nell'ambito di un corso di qi gong daoyin si ascoltano le indicazioni del Maestro e si segue ciò che è evidente, ciò che viene detto: il sentire individuale è silente in quanto la concentrazione è volta all'esterno.
L'essenziale può essere sperimentato solo nell'intimità di un lavoro personale che sviluppi la propria visione dell'esercizio e la metta in pratica attraverso il sentire. 
Questo approccio evidenzia un'altra domanda che mi viene spesso rivolta in presentazione: "Come posso vedere e correggere i miei errori se sono solo?"
Se partiamo dal presupposto che l'esperienza è sempre fonte di insegnamento, non vi è nulla da  accettare o rifiutare, come non vi è alcun obiettivo da raggiungere. L'esperienza stessa è il viaggio e, nell'ascolto del proprio corpo, il sentire diventa guida. Più entriamo in armonia con noi stessi ed il movimento del corpo trova un ritmo a lui congeniale, più l'esperienza sarà fonte di benessere e gioia.
Spesso affrontiamo le esperienze diretti dalla memoria o da concetti, conoscenze, indicazioni: questo ci rende ingombranti e inconsapevoli.
La via proposta dal IL RITMO DEL CORPO è una via di cui non sapete nulla affinchè l'unico funzionamento possibile sia restare aperti e disponibili all'esperienza. Proprio in questa apertura, la conoscenza appresa lascia spazio ad una sensibilità più profonda che ci corrisponda intimamente e ci guidi nel lavoro.
Un lavoro che parte dalla nostra interiorità e non dall'esterno, inizialmente può spaventare e farci sentire persi. Se questo accade, diviene quanto mai importante ritrovarsi.
Il corpo è lo strumento ideale in grado di accompagnarci nel meraviglioso viaggio alla scoperta di noi stessi.


venerdì 10 marzo 2017

UN PESO SULLO STOMACO

Quante volte nella vita ci è capitato di percepire un peso sullo stomaco?

Un bel macigno, proprio all'imboccatura dello stomaco, che impedisce la digestione di situazioni, parole, eventi, sensi di colpa e che divide il nostro corpo a metà.
La parte inferiore al macigno che continua a camminare per forza di cose e la parte superiore al macigno avvolta in un flusso ininterrotto di pensieri da far invidia ad un ruminante per la tenacità della rimuginazione.
Il risultato? Un malessere diffuso, pesantezza (si sa, i macigni pesano e molto), rabbia, stanchezza.
E' difficile fare i conti con un corpo diviso a metà (per via dello sbarramento creato dal macigno) in quanto ci pone di fronte alla difficoltà a canalizzare naturalmente l'energia in un'azione coerente e, quindi,  crea una situazione di blocco molto frustrante.

Che si fa allora? 
Si forza la digestione? Si sputa il rospo/macigno? Si fa i conti con se stessi?

Tutti i percorsi devono essere sperimentati per nutrire la nostra esperienza di crescita.