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lunedì 19 febbraio 2018

ARRAMPICATA LIBERA

Avete presente la fatica fisica e psicologica accumulata per arrampicarsi su una scoscesa parete di roccia? 
A volte la fatica è tanta da rallentare la salita, a volte ci porta ad abbandonarla. Altre volte la fatica è sopportabile e raggiungere la cima è alla nostra portata.
In entrambi i casi ci ritroviamo ad osservare la scarpata, che sia dall'alto o dal basso, mentre il corpo rilascia la tensione e la fatica psicologica si annulla abbandonando la concentrazione sul percorso.
Raggiungere la cima può farci sentire felici e realizzati, mentre il dovervi rinunciare può farci sentire inadeguati e arrabbiati. Si tratta semplicemente di emozioni. Emozioni importanti, che ci aiutano a guardare al percorso fatto con consapevolezza.
Spesso di fronte a un fallimento cerchiamo un significato agli eventi, in quanto esso non è racchiuso nella realizzazione dell'obiettivo che ci eravamo prefissati.
I fallimenti sono passaggi eccezionali per la nostra crescita: ci mostrano le nostre fragilità permettendoci di accoglierle, ci aiutano a focalizzare meglio cosa è in nostro potere realizzare, ci donano l'umiltà per rimetterci in gioco, ci riportano al centro di noi stessi. (Tutto questo accade, ovviamente, solo nel caso in cui non ci fossilizziamo davanti alla scarpata a piangerci addosso come vittime sacrificali di un destino crudele.)
Ci possiamo domandare come mai abbiamo sentito l'esigenza di scalare la scarpata o cosa ci ha spinto a scegliere proprio quella scarpata.  Ci possiamo domandare come mai ci sono mancate le forze di fronte ad essa e perchè era così importante raggiungere la cima. Ci possiamo domandare cosa abbiamo provato durante la scalata e come ci siamo sentiti durante la discesa.
Tante domande possono sorgere spontanee quando ci apriamo al sentire. Tante saranno le risposte che ci daremo e ci aiuteranno a conoscerci meglio.
Tutto questo grazie a una scarpata e al nostro fallimento di fronte ad essa.
Il percorso verso la consapevolezza si dispiega ai nostri occhi sotto infinite forme: a fare la differenza è la nostra apertura ad accoglierne i segnali.
Che l'apertura accompagni i vostri passi e che sia un buon giorno nella consapevolezza!






mercoledì 25 ottobre 2017

QUANDO TI SENTI UNO STRACCIO

Capitano quei giorni. Quelli in cui ti alzi al mattino e ti sembra di aver lavato pavimenti per anni. Quei giorni in cui brancoli alla ricerca di energia e trovi solo i pezzi di te stesso sparpagliati al suolo. Quei giorni in cui il tuo corpo urla pietà senza ritegno e ti rimanda senza mezzi termini che se abbandoni il letto entrerà in sciopero mostrando i cartelli di dolori che mai avresti pensato di provare. Quei giorni in cui ti guardi allo specchio e riconosci la tua immortalità; la pelle stropicciata, gli occhi gonfi e le occhiaie potrebbero facilmente svelare i tuoi 220 anni o giù di lì. Quei giorni in cui vorresti scappare il più lontano possibile da qualsiasi stimolo esterno. Quei giorni in cui ti senti semplicemente da buttare via.

Proprio quei giorni. Quelli dell'impasse. E che impasse... impassibile.

Sono quelli i giorni in cui ti rendi conto che qualcosa non va. Quei giorni in cui l'immobilità esterna ti mostra l'immobilità interna alla quale stai dando forza. Quei giorni in cui permetti alla stanchezza del  passato di definire il tuo presente. Quei giorni in cui dimentichi la bellezza di quanto hai vissuto e ne ricordi solamente la fatica. Quei giorni in cui la mente ti profila all'orizzonte secoli di sofferenze e tu non hai la forza di zittirla e far spazio al cuore. Quei giorni in cui rinunci al tuo potere di scelta per soccombere all'abitudine di un ruolo. Quei giorni in cui la fiducia sembra svaporare con l'alba.

Proprio quei giorni. Quei giorni così preziosi per sentirsi vivi. Quelli della trasformazione.