domenica 29 novembre 2020

SEI TUTTO SOTTOSOPRA?

 Vi è mai capitato di sentirvi tutti sottosopra senza un motivo?
Vi è mai capitato di provare una stanchezza insolita e non addebitabile ad uno sforzo psico-fisico particolare o di non riuscire a riposare bene a causa di un'inquietudine che non trova giustificazione?
Vi è mai capitato di avere la percezione che stia per capitare qualcosa senza avere la più pallida idea su cosa potrebbe accadere?
Se vi è capitato, state per arrivare in stazione (I PASSAGGI VERSO LA CONSAPEVOLEZZA). 
Cosa significa? Che ad un certo punto la vita vi sorprenderà facendovi lo sgambetto e vi farà cadere. E quando sarete a terra, ancora confusi da quanto avete vissuto, osserverete gli eventi e vi renderete conto della loro inevitabilità. 
Come mai? Perché proprio quegli eventi saranno in grado di dare un significato al terremoto interiore che vi scombussola da giorni.
La prima reazione alla caduta tenderà ad addebitare la responsabilità dello sgambetto a qualcun altro per non dover affrontare la tempesta interiore che vi sconquassa. 
Quel qualcun altro è stato sicuramente funzionale al vostro percorso con le sue azioni o parole, ma al di là di questo c'entra poco.
A quello sgambetto avete contribuito giorno dopo giorno direttamente voi stessi. 
Come? Non fermandovi prima, non ascoltandovi in profondità o semplicemente perché non eravate ancora pronti a vedere. 
Le cadute, infatti, arrivano sempre quando abbiamo maturato il coraggio di affrontarle rialzandoci. E quando tutti acciaccati raccogliamo sfiniti i pezzi di noi stessi sparsi a terra, ci rendiamo conto che un pezzo deve essere riparato prima di poter essere rimesso a posto. Così lo prendiamo in mano, lo osserviamo e scopriamo una ferita dimenticata che non abbiamo curato adeguatamente. E questa ferita avrà il potere di riportarci là, nel momento in cui è avvenuta, proprio per aiutarci a guarirla.
Questo passaggio può durare qualche giorno e il nostro corpo può viverlo molto intensamente. Le memorie cellulari riattivate dagli eventi devono essere rielaborate ed è possibile farlo solo attraversandole con consapevolezza e umiltà, accogliendo il dolore, trattenendone il significato e lasciando andare il passato. Il lasciar andare non è mai semplice, ha sempre un prezzo. Il prezzo del perdono. Un perdono rivolto all'interno che si manifesta nel momento in cui rinunciamo a restare attaccati con accanimento al nostro ricordo. Un perdono che ci permette di andare oltre senza trascinarci la zavorra ingombrante della nostra rinuncia a dimenticare. Quel dolore è divenuto parte di noi e non ci serve trattenere gli eventi che l'hanno causato per non dimenticare. E' però importante curare la ferita causata da quel dolore per poter essere nuovamente liberi.
Il corpo in tutto questo processo gioca un ruolo determinante: ci rimanda infatti con grande trasparenza la condizione di quella ferita. Alla guarigione segue solitamente il tracollo fisico per l'impiego della grande energia impiegata nel processo: questo stato può durare qualche ora o qualche giorno e richiede riposo.
D'altra parte il lasciar andare si completa nel lasciarsi andare per rinascere ad una nuova alba.



Foto Donatella Coda Zabetta


sabato 17 ottobre 2020

PRESENTAZIONE ON LINE: LEILA UNA STORIA COME TANTE - LIBRERIA LA FENICE

Lunedì 19 Ottobre 2020

Ore 18:30

Dalla pagina facebook della LIBRERIA LA FENICE di Villanova d'Asti

Francesca e io parleremo di:

LEILA UNA STORIA COME TANTE


Foto Donatella Coda Zabetta

domenica 20 settembre 2020

IL RACCONTO COME SPECCHIO

 Ieri sera, parlando di Leila con una cara amica ex libraia, è stato naturale ricordare i saggi editi da Mediterranee, che grazie a lei avevo presentato in più occasioni, e meditare sulla scelta di scrivere un romanzo di formazione al femminile.
Quando Paola Neyroz (Il giocatore di carte) mi ha donato l'opportunità di far parte di "Maria Venere" in compagnia di altre donne, ho scritto, ascoltato e condiviso tantissime storie scaturite dai suoi incipit in un progetto di approfondimento sul femminile.
In quell'occasione è stato naturale osservare con attenzione le dinamiche, le similitudini tra le storie, l'emersione di parti più profonde e spesso "accantonate", le paure, le emozioni e l'empatia scaturite dalla condivisione delle storie che come un filo invisibile ha guidato il gruppo fino al termine del progetto.
Proprio integrando queste esperienze in meditazione è arrivata Leila: "Lei è là": donna e specchio.
Scoprii poi che Leila deriva dal nome arabo "Laylah" che vuole dire "notte" e la sincronicità con la mia fonte ispiratrice, la luna, mi è sembrata perfetta. Femminile, luna, specchio, incosncio.
L'immediato collegamento con la Principessa Leila di Star Wars, con le sue ombre, la sua forza e la sua ribellione mi confermarono ulteriormente quanto questo nome fosse perfetto per la protagonista del romanzo.
Il filo invisibile che lega indissolubilmente Leila ai miei due primi volumi è proprio racchiuso in lei, nelle sue scelte, nei suoi comportamenti e nelle sue relazioni. Il tema del femminile non può, infatti, essere trattato compiutamente senza scrivere del maschile specchiando la totalità che appartiene ad ognuno di noi.





Foto di Lisa da Pexels

giovedì 17 settembre 2020

LEILA UNA STORIA COME TANTE

Con la luna piena, il 3 agosto, ho finito l'editing del mio primo romanzo. 
Con la luna nuova, pochi minuti fa, il corriere mi ha consegnato le prime copie del libro. 
Con la luna piena, il primo ottobre, "Leila una storia come tante" sarà disponibile in libreria.

La sincronicità di questo libro con le fasi lunari non smette di sorprendermi. 

L'idea di scrivere un romanzo è maturata nel mio cuore con gradualità. 
Percepivo da tempo l'intimo bisogno di scrivere sul femminile 
e spesso mi sono chiesta quale fosse il modo migliore per farlo. 
La risposta arrivò una notte di luna piena di due anni fa. 
Da quel momento non ho più smesso di dialogare con la luna.
Ne è nata una storia, una storia al femminile.



lunedì 3 agosto 2020

I CONFINI DEL CORPO

Quali sono i confini del corpo fisico? 

Un metro di distanza, il suo peso, la sua capacità di espandersi o di contrarsi, il suo ruolo, la sua immagine, i suoi bisogni fisiologici, i suoi bisogni non fisiologici...
Le risposte possono essere infinite e dipendono dal nostro modo di osservare noi stessi e gli altri.
Possiamo essere centrati e in equilibrio o completamente decentrati oppure possiamo identificarci con qualsiasi sfumatura situata tra gli estremi della nostra bilancia interiore.
Mettere d'accordo la nostra parte sinistra con la nostra parte destra senza propendere per alcuna richiede uno sforzo non indifferente.  Un po' come quando accostiamo i piedi e chiudiamo gli occhi mantenendo una postura eretta: se prestiamo attenzione al sentire ci accorgeremo di quanto il nostro equilibrio sia vulnerabile. E mi riferisco al semplice fatto di aver i piedi ben radicati a terra nella dimensione spazio-temporale di appartenenza.
Tutt'altra cosa se focalizziamo il nostro equilibrio tra materialità (dimensione fisica) e spiritualità (dimensione sottile): alto e basso del nostro corpo, per intenderci. O se puntiamo l'attenzione tra parte anteriore (presente) e posteriore (passato) dello stesso.
Tutto si risolve in un gioco di equilibri alquanto difficile da raggiungere. E ogni oscillazione influisce inevitabilmente sul nostro modo di essere, di vivere, di relazionarci.
Il Covid-19 ha avuto il potere di evidenziare la nostra mancanza di equilibrio. La chiusura imposta ha illuminato la nostra eccessiva apertura, la presenza di limiti la nostra intolleranza e il nostro egoismo. La relazione con l'altro si è rivelata senza filtri in tutte le sue difficoltà. La propensione a eccedere nei bisogni materiali e la frustrazione che ne è derivata ha messo in risalto le lacune di una visione di crescita evolutiva condivisa. Allo stesso modo abbiamo dovuto farci i conti in tasca perché di fronte ad un presente instabile, il passato con le sue ferite ha giocato un suo ruolo. 
Insomma l'ottovolante emotivo che caratterizza i nostri giorni è specchio fedele del nostro disequilibrio.
Curioso il fatto che sia stato proprio il confinamento a presentarci i nostri limiti interiori ed esteriori.



Foto di Lucas Pezeta da Pexels