domenica 15 maggio 2016

IERI, OGGI E DOMANI: MUOVERSI CON CONSAPEVOLEZZA

Un nuovo spunto di riflessione tratto da L'albero dello Yoga di Iyengar, 
che si addice particolarmente ai lettori de Il Ritmo del Corpo :

"Non porto le posizioni di ieri nella pratica di oggi; conosco le posizioni di ieri, ma nella pratica di oggi, sono un principiante. Rifiuto l'esperienza di ieri. Voglio vedere quale nuova conoscenza mi verrà al di là di quanto ho già provato fino a ora. In questa ricerca, il mio corpo è come l'arco, l'intelligenza è la freccia e il bersaglio è il mio io. Sono consapevole sia dentro che fuori. Dobbiamo imparare a tendere bene l'arco per colpire il bersaglio. Continuate, quindi, a tendere l'arco del vostro corpo, di modo che la freccia dell'intelligenza sia acuminata,  e quando la scoccherete colpirà il bersaglio, che è la vostra anima. Non preoccupatevi del bersaglio. Se l'arco è ben teso e la freccia è acuminata, non potrete mancarlo."


E' molto importante praticare con consapevolezza. Sarà il nostro stesso corpo a rimandarci tensioni, rigidità, emozioni o flessibilità e armonia, donandoci gli strumenti per applicarci più o meno profondamente accogliendo eventualmente anche la stanchezza e accettandone la presenza e i limiti che può creare. Se i movimenti sono praticati con consapevolezza sarà semplice apprezzarne le sfumature, i progressi, i blocchi: la quotidianità condizionerà inevitabilmente la nostra pratica e se affronteremo gli esercizi carichi di aspettative, ci perderemo la gioia della scoperta. Prendere coscienza dei nostri stati d'animo attraverso il corpo ci aiuterà a vivere la giornata con maggior tolleranza verso noi stessi quando ci sentiamo scarichi e con grande gioia quando ci percepiamo tonici e in forma. 
Troviamo il coraggio di ascoltarci e accettarci per quello che siamo, giorno per giorno. 

mercoledì 11 maggio 2016

LA PROFONDITA' DEL MOVIMENTO

Oggi desidero scrivere una riflessione traendo ispirazione dalle parole di Iyengar (L'albero dello Yoga) in merito alla profondità di una postura yoga. A differenza di Iyengar rifletterò sulla mia stessa esperienza nella pratica del qi gong daoyin.
Quando si comincia ad esercitarsi si sfiora appena la superficie dei movimenti e delle posture: ci si concentra per imparare la forma.  Iyengar definisce questa fase "volitiva" in quanto lo sforzo è coniugato all'atteggiamento mentale diretto a voler apprendere la forma.
Le difficoltà riscontrate nell'esecuzione ci portano quasi subito a coinvolgere tutti i nostri sensi nell'azione. Mi ascolto, mi osservo, percepisco le tensioni e le rigidità del mio corpo e ne assaporo la pesantezza. Iyengar chiama questo passaggio "conoscitivo": attraverso il movimento del corpo entro in contatto con esso.
Il terzo stadio, che Iyengar definisce "comunicazione" unisce le esperienze volitive e conoscitive per aprire le porte ad un'azione mentale. La mente prende nota delle indicazioni del corpo a fronte della volontà a muoverlo e cerca di comprenderne le difficoltà. La mente diviene un ponte tra il movimento muscolare e gli organi di percezione, introducendo l'intelletto e dirigendo l'azione trovando un naturale equilibrio tra i limiti corporei e lo sforzo teso a superarli.
Questa comunione ci porta direttamente al quarto stadio, quello "riflessivo", che ci permette di ricordare ed esaminare le sensazioni dell'esercizio. 
Poco per volta la pratica si trasforma coinvolgendo il corpo nella sua totalità: l'attenzione passa dalla singola parte all'insieme, favorendo la comprensione che l'equilibrio prende forma dall'armonia tra le articolazioni, i muscoli, la mente e il respiro. 
Ecco che la ripetizione dell'esercizio è un continuo osservarsi ed analizzare i cambiamenti: l'ascolto, in contatto con il corpo, diviene consapevolezza a unificare il lavoro svolto. 
L'atto volitivo, conoscitivo, mentale e riflessivo si uniscono e il corpo diviene la manifestazione del nostro essere più profondo, rendendo la pratica spirituale.
Ne "Il ritmo del corpo - muoversi con consapevolezza", Emilio ed io abbiamo cercato di favorire nel lettore praticante questo processo trasformativo, offrendo, unitamente agli esercizi, una parte dedicata a stimolare la comprensione del proprio corpo non solo dal punto di vista volitivo, conoscitivo e mentale, ma anche riflessivo, per rendere il movimento consapevole una pratica spirituale.

Emilio Martignoni - L'uomo tra cielo e terra


domenica 8 maggio 2016

PAURA DI VIVERE

Spesso, senza neanche accorgercene, ci accontentiamo di sopravvivere. Vivere significa continuo  cambiamento, evoluzione, accettazione e trasformazione. Ci fa paura.
La paura ci porta istintivamente a fuggire da una situazione o a proteggerci da essa. Come ogni emozione ha una doppia valenza e se da un lato supporta l'istinto di sopravvivenza in una situazione di pericolo favorendo la fuga, dall'altro  ci porta ad agire irrazionalmente. In quest'ultimo caso è l'emozione stessa a dirigere l'azione.
E non si può negare che attualmente la paura rivesta una parte importante nelle nostre vite e induca molti di noi a chiudersi in un bozzolo di rigidità e giudizio.
Osservate il vostro corpo: le spalle sono tese? Sono rivolte in avanti? Il respiro è superficiale? La schiena è dolente? La cervicale si fa sentire? I muscoli sono contratti? Le articolazioni sono rigide?
Il corpo è un alleato importante nel farci comprendere quello che proviamo al di là di quello che pensiamo di provare.
Se avete riscontrato in voi stessi anche solo uno dei disagi elencati precedentemente, avete attivato un atteggiamento di chiusura.
Cosa accade quando siamo in chiusura? Sicuramente schermiamo gli attacchi, ma questo non ci rende immuni ad essi, in quanto così come nulla entra, nulla può uscire. 
Restare aperti richiede un sacrificio continuo. E' faticoso essere nel cuore e flessibili, quando tutto intorno il mondo della mente e dell'ego detta legge. E' estremamente faticoso perchè si devono fare i conti con se stessi, con le proprie paure e debolezze  e quando qualcosa  risuona con esse è semplice cadere nella trappola della paura.
E' difficile rimanere centrati e equilibrati quando tutto sembra andare in una direzione di separazione. Si tratta di unire se stessi e le proprie contraddizioni interiori per non venir travolti dal fiume in piena delle emozioni.



sabato 7 maggio 2016

UFFICIO COMPLICAZIONE COSE SEMPLICI: NOI

Dopo tanti anni di percorso la scoperta che mi ha affascinato maggiormente è stata quella di realizzare come tutto nell'universo segua la via della semplicità. E l'ascolto del corpo è lo strumento più semplice a nostra disposizione per sciogliere i grovigli della nostra mente. 
Il corpo è diretto. Se siamo stanchi, così stanchi da aver esaurito le energie, il corpo ci ferma. Che ci piaccia o no. E quando la mente scalpita perché deve fare questo e quello, il corpo, esausto, manda in tilt il sistema per fermarlo. Semplicemente perché l'autodistruzione non è naturale.
Ma perché siamo così complicati? Perché abbiamo grande difficoltà ad accettare che al centro dell'universo non ci siamo solo noi, con le nostre esigenze, con le nostre aspettative, con le nostre emozioni, con le nostre debolezze e con le nostre paure. Ci piacerebbe controllare tutto e dirigere il gioco della vita affinché segua il corso che noi abbiamo PENSATO essere il migliore per noi (e attenzione,  quello che una mente non al servizio del cuore persegue è solo il soddisfacimento di esigenze materiali). Ovviamente ci scontriamo con la nostra stessa natura, che non è solamente materiale. La nostra essenza spirituale, rappresentata dal cuore, persegue un bene più grande per noi, incomprensibile se ci limitiamo ad un'osservazione puramente materiale. E quando non comprendiamo, siamo dei guerrieri incalliti, dimenticando che in tal modo non facciamo che complicarci la vita in quanto la guerra che portiamo avanti è giocata in casa.
L'esperienza, le legnate, il dolore ci renderanno sempre più determinati, fin quando non accetteremo di abbandonare il campo di battaglia per sfinimento. E un primo passo verso la semplicità avrà preso forma. Ci saremo arresi alla vita. E avremo assaporato un barlume di semplicità.
In fondo dipende tutto da noi: W la semplicità ;-)




giovedì 5 maggio 2016

IL CORPO VIRTUALE

"Numerosi esperimenti hanno dimostrato che 
quando l'interazione tra corpo e ambiente è molto ridotta, 
si perde la percezione della realtà. 
(Lilly, J.C. , Mental Effects of reductions of Ordinary Levels of Phisical Stimuli 
on Intact, Healthy Persons: a Symposium, 1956)


Oggi desidero stimolare uno spunto di riflessione profondo sul nostro modus vivendi. Tra personal computer, cellulari e televisione ci muoviamo sempre meno, pur viaggiando con la mente a gran velocità. Abbiamo sostituito il movimento delle gambe con sms, mail e whatsapp. 
Spesso adottiamo posizioni statiche e raramente troviamo nella nostra giornata tempo per una disciplina fisica che ci riporti a contatto con il nostro corpo. Molte attività che un tempo richiedevano l'ultilizzo del corpo (come l'andare a trovare un amico per fare due chiacchiere o il recarsi a fare acquisti o a pagare una bolletta...) ora sono state sostituite dalla comodità di internet, tanto da renderci schiavi del web. A chi non è mai capitato di entrare in panico di fronte a un pc o a un cellulare impallato? Come se non fosse possibile sopravvivere senza ... quando la storia dell'uomo dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che lo è.
Un mente sempre più attiva e un corpo sempre più statico ci hanno gradatamente reso ... virtuali.
Abbiamo perso un sano e quotidiano contatto con la realtà e,  peggio ancora, con il nostro corpo.
Non lo percepiamo più. Diamo per scontato che ci sia e ci accorgiamo di averlo quando ci mette i bastoni tra le ruote, ammalandosi. Abbiamo congelato la percezione fisica, sostituendola con un mentale sempre più attivo che ha fatto di noi dei robottini informatici.
Oggi propongo la giornata del corpo. Io stessa, dopo la pubblicazione del blog, mi dileguerò nella natura. Chi può faccia altrettanto.
Il grado di sofferenza che emergerà da una scelta di questo tipo, sarà un ottimo spunto di riflessione individuale. 

lunedì 2 maggio 2016

QI GONG PRIMAVERA



Il Qigong per la Salute del Legno (Fegato-Vesica Biliare) interviene sulla forza muscolare, 
sul nostro dinamismo e slancio vitale verso gli altri ed il mondo esterno e sulle capacità di prendere le decisioni. 
Esso favorisce la produzione di bile, la sostanza pura che sta alla base del nutrimento di tutti i nostri organi e del loro funzionamento, assicura la distribuzione del Sangue. 
Il sistema Fegato-Vescica Biliare sono particolarmente colpiti dai nostri stili di vita: 
lo stress intacca le nostre riserve di Sangue ed aumenta la collera o le frustrazioni, il nostro ritmo sonno veglia non segue il ciclo del giorno e della notte ma al contrario siamo abituati ad una intensa vita serale e ad una alimentazione squilibrata, i livelli di inquinanti nell'aria e negli alimenti sono abbastanza elevati, tutto ciò logora il sistema energetico del Legno e le nostre forze vitali, consuma più Sangue di quanto siamo in grado di produrne. 
Anche per il Legno il Daoyin Yangsheng Qong sta alla base della pratica di Qigong.

(www.salutemigliore.it)




COME CI PONIAMO NEI CONFRONTI DEL CORPO?

"L'atteggiamento nei confronti del corpo deve essere gentile e non violento. Non dobbiamo vedere il corpo solo come uno strumento, nè maltrattarlo. Quando siamo stanchi e sofferenti, il corpo sta cercando di dirci che non è felice e a suo agio. Il corpo ha un proprio linguaggio. Come praticanti della consapevolezza dobbiamo cercare di capire quello che il corpo ci sta dicendo."



Oggi desidero offrire un importante spunto di riflessione relativo al corpo, questo prezioso alleato nel percorso verso la consapevolezza. L'ascolto del corpo e dei suoi segnali è, infatti, un modo per acquisire centratura e focalizzazione, oltre che uno stimolo a rimettersi in discussione e a valutare con maggiore oggettività le nostre priorità.  Spesso tendiamo a trascurare i segnali che il corpo ci invia  per favorire i messaggi forti e chiari della mente. Quante volte abbiamo trascurato il riposo nonostante la stanchezza e abbiamo chiesto al nostro corpo energie non più disponibili? E quante volte abbiamo pagato care le conseguenze di tanta trascuratezza con incidenti o malattie? 
Il nuovo volume "IL RITMO DEL CORPO Muoversi con consapevolezza" nasce da questa presa di coscienza e dall'intento di offrire a ciascuno la possibilità di tornare ad ascoltare i segnali del proprio corpo grazie all'esperienza diretta praticando movimenti semplici e accessibili a tutti spiegati e affrontati attraverso la dinamica interiore che li dirige.